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Periodo dal 01.07.2020 al 31.07.2020



AREE PROTETTE - BIODIVERSITÀ


Sostegno alle zone economiche ambientali dopo emergenza COVID-19 (Normativa Nazionale)

L'articolo 4-ter della legge 141/2019 introduce Misure per contrastare i cambiamenti climatici e migliorare la qualità dell'aria nelle aree protette nazionali e nei centri urbani. Il territorio di ogni Parco Nazionale diventa zona economica ambientale (ZEA). Al fine di rendere operative le ZEA sono previste forme di sostegno alle nuove imprese e a quelle già esistenti che avviano un programma di attività economiche imprenditoriali o di investimenti di natura incrementale compatibile con le seguenti finalità, dettate dal DLgs 30/2013 (Attuazione della direttiva 2009/29/CE che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di perfezionare ed estendere il sistema comunitario per lo scambio di quote di emissione di gas a effetto serra) :
- ridurre le emissioni dei gas a effetto serra,
- sviluppare le energie rinnovabili
- favorire il sequestro dei gas serra mediante silvicoltura nella UE
- rafforzare la tutela degli ecosistemi terrestri e marini, a partire dalle aree e dai siti protetti nazionali, internazionali e dell'Unione europea, anche mediante l'impiego di idonei mezzi e strutture per il monitoraggio, il controllo e il contrasto dell'inquinamento L'articolo 227 della legge 77/2020 per far fronte ai danni diretti e indiretti derivanti dall'emergenza COVID-19 alle imprese che operano nelle zone economiche ambientali (ZEA) nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, è istituito un Fondo con la dotazione di 40 milioni di euro per l'anno 2020 volto a riconoscere un ulteriore contributo straordinario alle micro, piccole e medie imprese che svolgono attività economiche eco-compatibili, ivi incluse le attività di guida escursionistica ambientale aderenti alle associazioni professionali, e che hanno sofferto una riduzione del fatturato in conseguenza dell'emergenza determinata dalla diffusione del Covid-19.
TESTO LEGGE77/2020:
QUI


Aggiornamento dell'elenco dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica continentale (Normativa Nazionale)

La regione biogeografica continentale comprende il territorio del Lussemburgo e parti dei territori unionali di Belgio, Bulgaria, Repubblica ceca, Danimarca, Germania, Francia, Italia, Austria, Polonia, Romania, Slovenia, Croazia e Svezia. I siti compresi nell'elenco dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica continentale fanno parte della rete Natura 2000, che riveste un ruolo fondamentale per la tutela della biodiversità nell'Unione. Al fine di compiere ulteriori progressi nell'istituzione effettiva della rete Natura 2000 e nell'ambito di un adattamento dinamico della rete, gli elenchi dei siti di importanza comunitaria sono riveduti periodicamente. Con Decreto Ministero Ambiente 17 giugno 2020 Sono designati quali Zone speciali di conservazione (ZSC) della regione biogeografica continentale tre siti insistenti nel territorio della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, già proposti alla Commissione europea quali Siti di importanza comunitaria (SIC) ai sensi dell'art. 4, paragrafo 1, della direttiva n. 92/43/CEE (https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:01992L0043-20130701&from=IT), come da allegato 1 che costituisce parte integrante del presente decreto.
TESTO DECRETO 17/6/2020:
QUI



Modifiche legge quadro aree protette (Normativa Nazionale)

L'articolo 55 del Decreto Legge 76/2020 modifica in varie parti la legge quadro sui Parchi e aree protette (legge 394/1991). In particolare

Nomina Presidente del Parco Nazionale
La modifica introdotta al comma 3 dell'articolo 9 della legge quadro prevede che l'avvio della procedura di nomina è reso noto nel sito internet istituzionale del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare nonchè dell'ente parco interessato. Non può essere nominato Presidente di Ente parco chi ha già ricoperto tale carica per due mandati, anche non consecutivi. Alla nomina di Presidente di Ente parco si applica la disciplina in materia di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi di cui al decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39 (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2013/04/19/13G00081/sg).

Durata iscrizione all'Albo Direttori Enti Parco
Al comma 11 dell'articolo 9 si introduce questa precisazione: L'iscrizione nell'albo dura cinque anni, salvo rinnovo mediante le procedure di cui al primo periodo del presente comma.

Gestione amministrativa del Parco Nazionale: ruolo del Direttore
Viene introdotto, sempre all'articolo 9, il comma 11-bis secondo il quale: la gestione amministrativa dei parchi nazionali è affidata al direttore del parco, che esercita le funzioni di cui all'articolo 5, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165 (Potere di organizzazione: https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2001/05/09/001G0219/sg), ed assicura l'attuazione dei programmi ed il conseguimento degli obiettivi fissati dal Presidente e dal Consiglio direttivo, ai sensi dell'articolo 17, comma 1, lettere da d) a e-bis), del citato decreto legislativo n.165 del 2001 (Funzioni dei dirigenti : https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2001/05/09/001G0219/sg); al direttore del parco spetta l'adozione dei connessi atti anche a rilevanza esterna. Personale per la realizzazione dei piani regolamenti degli Enti Parco Viene introdotto, sempre all'articolo 9, il comma 14-bis secondo il quale per la realizzazione di piani, programmi e progetti, ferma restando la possibilità di ricorrere a procedure di affidamento di evidenza pubblica, gli enti parco nazionali possono avvalersi della società di cui all'articolo 1, comma 503, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (societa' e organismi di diritto pubblico che svolgono attivita' nel medesimo settore della SOGESID Spa), mediante stipula di apposite convenzioni senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Poteri sostitutivi mancata approvazione Regolamento dell'Ente Parco
Viene aggiunto un periodo al comma 1 articolo11 secondo il quale in caso di inosservanza dei termini di cui al periodo precedente (entro 6 mesi dalla approvazione del Piano del Parco approvazione del regolamento), il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare si sostituisce all'amministrazione inadempiente, anche con la nomina di un commissario ad acta, proveniente dai ruoli del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, il quale provvede entro tre mesi.

Modalità approvazione Regolamento Ente Parco
Viene modificato il comma 6 articolo 11 prevedendo che il Regolamento venga approvato dal Ministero ma su proposta dell'Ente Parco e si prevede che l'Intesa la Regione interessata la debba dare entro 90 giorni decorsi i quali vige il silenzio assenso.

Adozione Piano del Parco
Si modifica il comma 3 dell'articolo 12 stabilendo che il Piano del Parco oltre ad essere predisposto é anche adottato dall'Ente Parco entro 6 mesi dalla sua istituzione. Viene eliminato il periodo: "ed é adottato dalla regione entro i successivi quattro mesi, sentiti gli enti locali". In particolare, come si precisa alla modifica al comma 4 dell'articolo 12 il Piano del Parco é adottato dal Consiglio Direttivo dell'Ente Parco ed é depositato per 60 giorni.

Osservazioni al Piano del Parco
Relativamente alle osservazioni del pubblico al Piano del Parco, con la modifica al comma4 articolo 12, entro 60 giorni (versione vigente 120 giorni) dal ricevimento del parere su di esse rilasciato dall'Ente Parco, la Regione si pronuncia sulle stesse

Approvazione Piano del Parco
Si chiarisce, modificando sempre il comma 4 articolo 12, che la approvazione del Piano del Parco da parte della Regione (d'intesa con l'Ente Parco) avviene tenendo conto delle risultanze del parere motivato espresso in sede di valutazione ambientale strategica di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, avviata contestualmente dall'Ente parco nella qualità di autorità procedente, e nel cui ambito è acquisito il parere, per i profili di competenza, del Ministero per i beni e l e attività culturali e per il turismo.

Mancata approvazione Piano del Parco nei termini di legge
Si sostituisce ultimo periodo comma 4 articolo 12 stabilendo che qualora il piano non sia definitivamente approvato entro dodici mesi dall'adozione da parte dell'Ente parco, esso è approvato, in via sostitutiva e previa diffida ad adempiere, entro i successivi centoventi giorni con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo qualora non sia vigente il piano paesaggistico approvato ai sensi dell'articolo 143 del codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, ovvero il piano non sia stato adeguato ai sensi dell'articolo 156 del medesimo decreto legislativo.

Interventi nelle zone di promozione economica e sociale
Viene introdotto un nuovo articolo 13-bis secondo il quale in presenza di piano del parco e di regolamento del parco approvati e vigenti le cui previsioni siano state recepite dai comuni nei rispettivi strumenti urbanistici, gli interventi di natura edilizia da realizzare nelle zone di cui all'articolo 12, comma 2, lettera d) (d) sistemi di attrezzature e servizi per la gestione e la funzione socia le del parco, musei, centri di visite, uffici informativi, aree di campeggio, attività agro-turistiche;), eccetto quelle ricomprese nei perimetri dei siti Natura 2000, sono autorizzati direttamente dagli enti locali competenti, salvo che l'intervento non comporti una variante degli strumenti urbanistici vigenti, dandone comunicazione all'Ente parco. In caso di non conformità il direttore del parco annulla il provvedimento autorizzatorio entro quarantacinque giorni dal ricevimento.

Gestione beni demaniali in area Parco Nazionale
Viene introdotto un nuovo comma 1-bis all'articolo 15 secondo il quale beni demaniali o aventi il medesimo regime giuridico, statali e regionali, presenti nel territorio del parco nazionale che, alla data di entrata in vigore della presente disposizione, non siano stati già affidati a soggetti terzi, ad eccezione di quelli destinati alla difesa e alla sicurezza nazionale, possono essere dati in concessione gratuita all'Ente parco ai fini della tutela dell'ambiente e della conservazione dell'area protetta, se da esso richiesti, per un periodo di nove anni, ovvero di durata inferiore se richiesta dello stesso ente parco. L'ente parco provvede alla gestione dei beni demaniali con le risorse disponibili a legislazione vigente. I nuovi commi 1-ter e 1-quater prevedono che la concessione di cui al comma 1-bis può essere rinnovata allo scadere del termine, salvo motivato diniego da parte del soggetto competente. L'Ente parco può concedere tali beni in uso a terzi dietro il pagamento di un corrispettivo. La concessione gratuita di beni demaniali all'ente parco non modifica la titolarità di tali beni, che rimangono in capo al soggetto concedente.
TESTO DECRETO LEGGE 76/2020: QUI







Organizzazione e poteri della Comunità del Parco (Giurisprudenza Nazionale)

La Corte Costituzionale con sentenza n°134 del 6 luglio 2020 dichiara incostituzionale gran parte della nuova legge regionale approvata nel 2019 con la quale la Amministrazione Toti aveva apportato importanti modifiche alla legge quadro regionale n° 12 del 1995 sulla disciplina delle aree protette. La Sentenza ha molte luci e, a mio avviso, un'unica ombra in particolare relativamente al ruolo della Comunità del Parco, ma vediamo nel merito la sentenza in questa sintetica ricostruzione...

1. DICHIARATA INCOSTITUZIONALE LA NORMA REGIONALE CHE DEFINISCE IN MODO UNIFORME PER TUTTI I PARCHI REGIONALI CRITERI PER LA COMPOSIZIONE DELLA COMUNITÀ DEL PARCO

Cosa dice la nuova legge regionale impugnata
Il nuovo articolo 11 della legge regionale 12/1995 introdotto dalla legge regionale 19 aprile 2019, n. 3 detta, ai commi 1 e 2 regole stringenti in ordine alla costituzione della comunità, tali da imporsi allo statuto.

Cosa ha detto la Corte Costituzionale sulla norma impugnata
Secondo la Corte Costituzionale l'art. 24 della legge quadro nazionale sui parchi conferisce competenza organizzativa alla fonte statutaria, perchè essa permette di adeguare l'organizzazione del parco alle "peculiarità" del territorio. Una disciplina uniforme, come quella contenuta nella norma impugnata, non é perciò idonea ad adattarsi alla specificità dell'area del parco, ponendo così a repentaglio lo standard minimo di tutela dell'ambiente prescritto dal legislatore statale ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. A quest'ultimo deve conformarsi la potestà legislativa residuale della Regione in tema di organizzazione dei propri enti, che la resistente invano richiama. Lo stesso schema tipo di statuto, che la Giunta approva ai sensi dell'art. 13 della legge reg. Liguria n. 12 del 1995, non può integralmente sovrapporsi al contenuto che di volta in volta lo statuto assumerà, posto che é fatta salva la competenza di quest'ultimo in tema di composizione e attribuzioni degli organi del parco (e, tra questi, della comunità). Aggiunge la Corte Costituzionale che occorre evitare criteri costitutivi della comunità che rendano gli organi politici elettivi determinanti, attraverso il parere vincolante, nel governo del parco.

2. DICHIARATA INCOSTITUZIONALE LA NORMA REGIONALE CHE ESCLUDE IL COINVOLGIMENTO DEGLI ENTI LOCALI INTERESSATI DALLA SOPPRESSIONE DELLE AREE PROTETTE DI INTERESSE PROVINCIALE

Cosa dice la nuova legge regionale impugnata
L'art. 8 della legge regionale 3/2019 impugnata sostituisce l'art. 14 della legge reg. Liguria n. 12 del 1995, provvedendo al riordino delle aree protette esistenti. Il nuovo art. 14, comma 1, "conferma" le aree protette di interesse regionale, provinciale e locale ivi indicate. Ne deriva che sono soppresse, in quanto non riportate nell'elenco, le aree protette della Provincia di Savona.

Cosa dice la Corte Costituzionale sulla norma impugnata
L'art. 22 della legge quadro é senza dubbio applicabile non solo alle aree naturali protette regionali in senso stretto, ma anche a quelle di interesse provinciale e locale, perchè queste ultime rientrano nel «sistema regionale delle aree protette», ai sensi dell'art. 4, comma 5, della legge reg. Liguria n. 12 del 1995. L'articolo 22 afferma con chiarezza "1. Costituiscono principi fondamentali per la disciplina delle aree naturali protette regionali: a) la partecipazione delle province, delle comunità montane e dei comuni al procedimento di istituzione dell'area protetta,..." Quindi, afferma la Corte Costituzionale, se l'articolo 22 della legge nazionale riconosce la competenza delle Regioni a istituire e classificare nuove aree protette, anche di interesse locale, al contempo vincola però la Regione a coinvolgere gli enti locali interessati nel procedimento istitutivo del parco. Sul punto la Corte Costituzionale ricorda la propria precedente giurisprudenza secondo cui: "é imposta ai fini della soppressione dell'area protetta, l'osservanza del medesimo procedimento previsto per la sua istituzione " (sentenza n. 263 del 2011, con riferimento alla cancellazione delle aree contigue).

Invece la nuova legge regionale ligure impugnata, ha solo richiesto il parere del Consiglio delle autonomie locali in seno al procedimento legislativo, sulla base dell'art. 66 della legge statutaria della Regione Liguria 3 maggio 2005, n. 1 (Statuto della Regione Liguria). Secondo la Corte Costituzionale questo parere non può sostituire la partecipazione degli enti locali interessati singolarmente intesi La Corte Costituzionale, nella sentenza qui esaminata, ricorda che la partecipazione degli enti locali é necessaria e non é surrogabile con forme alternative di coinvolgimento (come già affermato dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 282 del 2000).

Non solo ma l'articolo 22 della legge quadro nazionale precisa che il coinvolgimento degli enti locali territorialmente interessati (sia nel caso di nuova area protetta che di soppressione di area protetta esistente) deve avvenire: "...attraverso conferenze per la redazione di un documento di indirizzo relativo all'analisi territoriale dell'area da destinare a protezione, alla perimetrazione provvisoria, all'individuazione degli obiettivi da perseguire, alla valutazione degli effetti dell'istituzione dell'area protetta sul territorio". Questo documento e questa modalità non sono stati presi in considerazione dalla Regione Liguria nella approvazione della nuova legge regionale, quindi la disposizione impugnata é perciò costituzionalmente illegittima, nella parte in cui dispone la soppressione delle aree protette già istituite e non indicate tra quelle "confermate" nell'art. 14 della legge reg. Liguria n. 12 del 1995.

3. DICHIARATA INCOSTITUZIONALE LA NORMA REGIONALE CHE NON COINVOLGE GLI ENTI LOCALI NEL RIDISEGNARE I CONFINI DEI PARCHI NATURALI REGIONALI

Cosa dice la norma regionale impugnata
L'art. 8 della legge reg. Liguria n. 3 del 2019 sostituisce il comma 2 dell'articolo 14 della legge regionale 12/1995 ridefinendo i confini dei parchi naturali delle Alpi Liguri, dell'Antola, dell'Aveto e del Beigua, senza coinvolgimento degli enti locali interessati.

Cosa dice la Corte Costituzionale sulla norma impugnata
L'articolo 22 della legge quadro nazionale afferma che "1. Costituiscono principi fondamentali per la disciplina delle aree naturali protette regionali: "...c) la partecipazione degli enti locali interessati alla gestione dell'area protetta;..". La Corte Costituzionale afferma che tale norma nazionale garantisce agli enti locali la partecipazione alla gestione dell'area protetta, sicchè essi non possono essere estromessi dal procedimento con cui si compie un atto di evidente rilievo gestionale, ovvero la variazione dei confini del parco. Del resto, tale variazione non é stata affidata a modifiche del piano del parco, alle quali avrebbero potuto partecipare i rappresentanti degli enti locali, ma é avvenuta direttamente con legge, e deve perciò osservare il medesimo procedimento seguito dal legislatore ai fini della perimetrazione provvisoria dei confini, ai sensi dell'art. 22 della legge quadro, compresa la interlocuzione con le autonomie locali.

4. DICHIARATA INCOSTITUZIONALE LA NORMA REGIONALECHE DEFINISCE UN REGIME TRANSITORIO PER LA MODIFICA DEI CONFINI DEI PARCHI REGIONALI

Cosa dice la norma regionale impugnata
L'articolo 31 della legge regionale 3/2019 definisce un regime transitorio per la modifica dei confini di parchi regionali rinviando all'articolo 14 della legge regionale 12/1995 come modificato dalla nuova legge regionale 3/2019 e che come abbiamo visto sopra al paragrafo 3 é stato dichiarato incostituzionale.

5. DICHIARATA INCOSTITUZIONALE LA NORMA REGIONALE CHE SI LIMITA A PREVEDE CHE IL PIANO DEL PARCO INTEGRI LA PIANIFICAZIONE URBANISTICA

Cosa dice la norma regionale impugnata Il nuovo art. 17, comma 4, della legge reg. Liguria n. 12 del 1995 (come modificato dalla legge regionale 3/2019) prevede che il piano del parco vincola la pianificazione territoriale di livello regionale, provinciale e comunale, integrandola e prevalendo su di essa in caso di contrasto.

Cosa dice la Corte Costituzionale La Corte Costituzionale ricorda che il comma 2 dell'articolo 25 della legge quadro nazionale recita: "2. Il piano per il parco é adottato dall'organismo di gestione del parco ed é approvato dalla regione. Esso ha valore anche di piano paesistico e di piano urbanistico e sostituisce i piani paesistici e i piani territoriali o urbanistici di qualsiasi livello." Quindi secondo la legge nazionale il Piano del Parco non si limita ad integrare la pianificazione urbanistica di ogni livello la sostituisce. Secondo la Corte Costituzionale: "Il meccanismo sostitutivo opera ancora con riguardo ai piani territoriali o urbanistici, assicurando una più diretta, immediata ed efficace affermazione, rispetto alla componente meramente urbanistica, dei profili connessi alla tutela dell'ambiente e coagulati nel piano del parco. Il solo meccanismo di integrazione o prevalenza non solo può ingenerare dubbi interpretativi, ma consente al piano del parco di ritrarsi da sfere valutative di propria pertinenza, grazie all'appoggio offerto dal piano urbanistico. In tal modo, la norma impugnata compromette uno standard uniforme di tutela ambientale, esponendosi alla censura di illegittimità costituzionale."

6. LA NORMA DICHIARATA INVECE COSTITUZIONALE LA NORMA RELATIVA AL PARERE VINCOLANTE DELLA COMUNITÀ DEL PARCO

Cosa é la Comunità del Parco
Si tratta dell'organo in cui sono rappresentati i Comuni interessati territorialmente dal Parco nonchè il Presidente della Provincia. L'articolo 11 della legge regionale 12/1995 che disciplina la composizione della Comunità del Parco nella versione modificata dalla nuova legge regionale 3/2019 ora impugnata é stato dichiarato incostituzionale come abbiamo visto sopra al punto 1 del presente post, quindi rientra in vigore la versione precedente di detto articolo 11 che lascia allo statuto del singolo Parco decidere in modo preciso la composizione della Comunità. Comunque, già nella vecchia versione erano stati esclusi i rappresentanti delle associazioni ambientaliste e comunque chiaramente in questo organo sono preponderanti i rappresentanti politici locali (Sindaci e Presidente della Provincia e delle Comunità Montane) che inevitabilmente portano dentro la gestione del Parco una visione più ampia rispetto a quella della tutela dell'ambiente naturale che invece é la mission quanto meno principale del Parco Naturale Regionale.

Cosa dice la norma regionale impugnata
Il comma 5 del nuovo articolo 11 della legge regionale n° 12 del 1995, introdotto dalla legge regionale n° 3 del 2019 e ora impugnato di fronte alla Corte Costituzionale prevede che: "5. La Comunità ha, inoltre, funzione consultiva dell'Ente di gestione dell'area protetta. In particolare, esprime parere obbligatorio o vincolante, secondo le previsioni dello Statuto:
a) sulle variazioni dello Statuto dell'Ente;
b) sul piano dell'area protetta;
c) sul regolamento dell'area protetta;
d) sul bilancio e sul conto consuntivo;
e) su altre questioni previste dallo Statuto;
f) su altre questioni, a richiesta della maggioranza dei membri del Consiglio direttivo. Alle riunioni partecipano, senza diritto di voto, il Presidente e il Direttore dell'Ente di gestione dell'area protetta."

Insomma, anche se la decisione viene rinviata allo statuto sugli atti per i quali é necessario il parere vincolante del Comunità del Parco é indiscutibili che trattasi di atti di grande rilievo. Non solo ma lo statuto é approvato dal Consiglio Direttivo dell'Ente Parco e con il parere della Comunità che come abbiamo visto dal suddetto comma 5 articolo 11 potrebbe essere tra i pareri vincolanti. La questione diventa ancora più significativa se consideriamo che nel Consiglio Direttivo la rappresentanza degli enti locali é generalmente maggioritaria.

Cosa dice la sentenza della Corte Costituzionale
Secondo la Corte Costituzionale il comma 5 articolo 11 della legge regionale impugnato non é incostituzionale. Se andiamo a vedere però la motivazione della Corte questa é principalmente legata al fatto che il Governo Nazionale nell'impugnare la legge ligure ha ritenuto che si debba applicare la norma che sul punto é prevista per gli enti parco nazionali. Secondo la Corte non é così perchè nel caso dei Parchi regionali é lo statuto, non la legge come nei Parchi Nazionali, a definire le forme di organizzazione del parco e quindi é possibile in certi casi prevedere il parere vincolante della Comunità del Parco. Però la Corte solleva una questione rilevante che invece non avrebbe sollevato, con la sua impugnazione, il Governo Nazionale. Afferma la Corte che non nella previsione del parere vincolante della Comunità del Parco potrebbe stare la incostituzionalità di questo parere vincolante: "... ma, semmai, nell'adozione concomitante da parte dello statuto di criteri costitutivi della comunità che rendano gli organi politici elettivi determinanti, attraverso il parere vincolante, nel governo del parco. Ma con ciò si potrà porre, semmai, un problema attinente alla composizione della comunità, mentre la norma impugnata si limita a prevedere che lo statuto del parco, in accordo con l'art. 24 della legge quadro, può decidere sulla natura dei pareri di tale organo. Porre a confronto tale natura con l'effettiva composizione della comunità é questione affatto distinta, che il ricorrente non promuove." In sintesi, questo parere vincolante della Comunità del Parco può diventare pericoloso per due motivi:
1. il tipo di atto soggetto al parere vincolante;
2. la maggioranza che attraverso lo statuto si crea nel governo dell'Ente Parco.
Unendo i due motivi se questa maggioranza é troppo sbilanciata sul livello politico il parere vincolante potrebbe diventare l'arma con cui arrivare a bloccare il piano del parco o farlo diventare espressione solo degli interessi urbanistici a scapito di quelli di tutela ambientale. Qui sta il potenziale rischio sulla dichiarazione di costituzionalità di questa norma regionale peraltro ammesso indirettamente e potenzialmente dalla stessa Corte Costituzionale come abbiamo appena visto.
TESTO SENTENZA CORTE COSTITUZIONALE 134/2020: QUI


Direttiva Habitat e sistema di rigorosa protezione delle specie animali (Giurisprudenza Comunitaria)

Secondo la sentenza Corte di Giustizia 2 luglio 2020 (causa C477/19) L'articolo 12, paragrafo 1, lettera d), della direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, dev'essere interpretato nel senso che la nozione di «aree di riposo», di cui alla disposizione medesima, comprende parimenti le aree di riposo non più occupate da una delle specie animali protette indicate nell'allegato IV, lettera a), della direttiva stessa, quale il cricetus cricetus (criceto comune), laddove esistano probabilità sufficientemente elevate che detta specie faccia ritorno nelle aree medesime, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare.
TESTO SENTENZA CORTE DI GIUSTIZIA:
QUI






Effetti valutazione di incidenza negativa (Giurisprudenza Comunitaria)

La Corte di Giustizia con sentenza 16 luglio 2020 (causa C411/19) ha affermato che: 1. é in contrasto con la direttiva sulla biodiversità 92/43/CEE una normativa nazionale che consente di demandare al soggetto proponente di recepire, nel piano o nel progetto definitivo, prescrizioni, osservazioni e raccomandazioni di carattere paesaggistico e ambientale dopo che quest'ultimo abbia formato oggetto di una valutazione negativa da parte dell'autorità competente, senza che il piano o il progetto così modificato debba costituire oggetto di una nuova valutazione da parte di tale autorità; 2. la Direttiva 92/43/CEE pur lasciando agli Stati membri il compito di designare l'autorità competente a valutare l'incidenza di un piano o di un progetto su una zona speciale di conservazione nel rispetto dei criteri enunciati dalla giurisprudenza della Corte, osta invece a che una qualsivoglia autorità prosegua o completi tale valutazione, una volta che quest'ultima sia stata realizzata.
TESTO SENTENZA CORTE DI GIUSTIZIA:
QUI






Responsabilità per danno ambientale su sito Habitat (Giurisprudenza Comunitaria)

La Corte di Giustizia con sentenza del 9 luglio 2020 (causa C 297-19) ha affermato che: 1. La nozione di «normale gestione dei siti, quale definita nei documenti di gestione o di indirizzo relativi all'habitat, o praticata anteriormente dai proprietari o dagli operatori», di cui all'allegato I, terzo comma, secondo trattino, della direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale, deve essere intesa nel senso che comprende, da un lato, qualsiasi misura amministrativa o organizzativa suscettibile di avere un impatto sulle specie e sugli habitat naturali protetti che si trovano in un sito, come risulta dai documenti di gestione adottati dagli Stati membri sulla base della direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, e della direttiva 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, concernente la conservazione degli uccelli selvatici, e interpretati, se necessario, con riferimento a qualunque disposizione nazionale di recepimento di tali ultime due direttive o, in mancanza, conforme allo spirito e alla finalità di tali direttive, e, dall'altro, qualsiasi misura amministrativa o organizzativa considerata usuale, generalmente riconosciuta, stabilita e praticata per un periodo di tempo sufficientemente lungo dai proprietari o dagli operatori fino al verificarsi di un danno causato dall'impatto di tale misura sulle specie e sugli habitat naturali protetti, ove tutte queste misure devono anche essere compatibili con gli obiettivi alla base delle direttive 92/43 e 2009/147 e, in particolare, con le pratiche agricole generalmente ammesse. 2. L'articolo 2, paragrafo 7, della direttiva 2004/35 dev'essere interpretato nel senso che la nozione di «attività professionale» ivi definita comprende anche le attività svolte nell'interesse pubblico in forza di una delega ex lege.
TESTO SENTENZA CORTE DI GIUSTIZIA:
QUI





ARIA


Sostegno alle zone economiche ambientali dopo emergenza COVID-19(Normativa Nazionale)

L'articolo 4-ter della legge 141/2019 introduce Misure per contrastare i cambiamenti climatici e migliorare la qualità dell'aria nelle aree protette nazionali e nei centri urbani. Il territorio di ogni Parco Nazionale diventa zona economica ambientale (ZEA). Al fine di rendere operative le ZEA sono previste forme di sostegno alle nuove imprese e a quelle già esistenti che avviano un programma di attività economiche imprenditoriali o di investimenti di natura incrementale compatibile con le seguenti finalità, dettate dal DLgs 30/2013 (Attuazione della direttiva 2009/29/CE che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di perfezionare ed estendere il sistema comunitario per lo scambio di quote di emissione di gas a effetto serra ):
- ridurre le emissioni dei gas a effetto serra;
- sviluppare le energie rinnovabili;
- favorire il sequestro dei gas serra mediante silvicoltura nella UE;
- rafforzare la tutela degli ecosistemi terrestri e marini, a partire dalle aree e dai siti protetti nazionali, internazionali e dell'Unione europea, anche mediante l'impiego di idonei mezzi e strutture per il monitoraggio, il controllo e il contrasto dell'inquinamento. L'articolo 227 della legge 77/2020 per far fronte ai danni diretti e indiretti derivanti dall'emergenza COVID-19 alle imprese che operano nelle zone economiche ambientali (ZEA) nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, è istituito un Fondo con la dotazione di 40 milioni di euro per l'anno 2020 volto a riconoscere un ulteriore contributo straordinario alle micro, piccole e medie imprese che svolgono attività economiche eco-compatibili, ivi incluse le attività di guida escursionistica ambientale aderenti alle associazioni professionali, e che hanno sofferto una riduzione del fatturato in conseguenza dell'emergenza determinata dalla diffusione del Covid-19.
TESTO LEGGE77/2020:
QUI




CAVE MINIERE


Aggiornamento dell'elenco degli esplosivi, degli accessori detonanti (Normativa Nazionale)

Con decreto direttoriale del 6 luglio 2020 é stato aggiornato l'elenco degli esplosivi, degli accessori detonanti e dei mezzi d'accensione riconosciuti idonei all'impiego nelle attività estrattive ai sensi dell'articolo 9 del decreto 6 febbraio 2018 (https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2018-03-20&atto.codiceRedazionale=18A01871&elenco30giorni=false).
TESTO DECRETO: QUI



DANNO AMBIENTALE


Responsabilità per danno ambientale su sito Habitat (Giurisprudenza Comunitaria)

La Corte di Giustizia con sentenza del 9 luglio 2020 (causa C 297-19) ha affermato che: 1. La nozione di «normale gestione dei siti, quale definita nei documenti di gestione o di indirizzo relativi all'habitat, o praticata anteriormente dai proprietari o dagli operatori», di cui all'allegato I, terzo comma, secondo trattino, della direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale, deve essere intesa nel senso che comprende, da un lato, qualsiasi misura amministrativa o organizzativa suscettibile di avere un impatto sulle specie e sugli habitat naturali protetti che si trovano in un sito, come risulta dai documenti di gestione adottati dagli Stati membri sulla base della direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, e della direttiva 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, concernente la conservazione degli uccelli selvatici, e interpretati, se necessario, con riferimento a qualunque disposizione nazionale di recepimento di tali ultime due direttive o, in mancanza, conforme allo spirito e alla finalità di tali direttive, e, dall'altro, qualsiasi misura amministrativa o organizzativa considerata usuale, generalmente riconosciuta, stabilita e praticata per un periodo di tempo sufficientemente lungo dai proprietari o dagli operatori fino al verificarsi di un danno causato dall'impatto di tale misura sulle specie e sugli habitat naturali protetti, ove tutte queste misure devono anche essere compatibili con gli obiettivi alla base delle direttive 92/43 e 2009/147 e, in particolare, con le pratiche agricole generalmente ammesse. 2. L'articolo 2, paragrafo 7, della direttiva 2004/35 dev'essere interpretato nel senso che la nozione di «attività professionale» ivi definita comprende anche le attività svolte nell'interesse pubblico in forza di una delega ex lege.
TESTO SENTENZA CORTE DI GIUSTIZIA: QUI






EFFETTO SERRA


Regime di compensazione e riduzione delle emissioni di carbonio del trasporto aereo internazionale (Normativa Comunitaria)

Decisione (UE) 2020/954 del Consiglio dei Ministri del 25 giugno 2020 relativa alla posizione da adottare, a nome dell'Unione europea, nell'ambito dell'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale (ICAO) riguardo alla notifica della partecipazione volontaria al regime di compensazione e riduzione delle emissioni di carbonio del trasporto aereo internazionale (CORSIA) a decorrere dal 1o gennaio 2021 e dell'opzione scelta per il calcolo degli obblighi di compensazione degli operatori aerei nel periodo 2021-2023
TESTO DELLA DECISIONE 2020/954: QUI


Monitoraggio e la comunicazione delle emissioni di gas a effetto serra nell'ambito della politica in materia di clima (Normativa Comunitaria)

Per quanto riguarda i potenziali di riscaldamento globale (Ogni singolo gas climalterante é caratterizzato dal proprio Potenziale di Riscaldamento Globale (GWP o Global Warming Potential). Il GWP é la misura di quanto una molecola di un certo gas serra (biossido di carbonio, metano, protossido d'azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo) contribuisce all'effetto serra; l'indice si basa su una scala relativa che confronta ogni gas con il biossido di carbonio, il cui GWP ha per definizione il valore 1), la 1a riunione della Conferenza delle parti della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici («la convenzione UNFCC») che funge da riunione delle parti dell'accordo di Parigi del 2015 sui cambiamenti climatici a seguito della 21a conferenza delle parti della convenzione UNFCC («l'accordo di Parigi») ha istituito una metrica comune per la conversione dei gas a effetto serra in CO2 equivalenti a fini della comunicazione degli inventari dei gas a effetto serra (L'inventario dei gas a effetto serra dell'UE viene redatto ogni primavera dalla Commissione europea, in stretta collaborazione con l'Agenzia europea dell'ambiente. Il periodo oggetto dell'inventario comincia nell'anno di riferimento (perlopiù il 1990) e si estende fino a due anni prima dell'anno in corso (ad es. nel 2014 gli inventari riportavano le emissioni fino al 2012). L'inventario dell'UE é una compilazione degli inventari nazionali basata sulle emissioni comunicate nel quadro del meccanismo di monitoraggio dei gas a effetto serra dell'UE.). Secondo il Regolamento Delegato (UE) 2020/1044 dell' 8 maggio 2020 che integra il regolamento (UE) 2018/1999 é opportuno che le linee guida degli inventari dei gas a effetto serra siano precisate in funzione degli sviluppi internazionali.
TESTO REGOLAMENTO 2020/1044: QUI





ELETTROMAGNETISMO


Misure di semplificazione per reti e servizi di comunicazioni elettroniche (Normativa Nazionale)

L'articolo 38 del Decreto Legge 76/2020modifica il comma 6 articolo 8 della legge 36 22 febbraio 2001, n. 36 (Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici - QUI). Più che una modifica si tratta di una precisazione su quali dovranno essere i contenuti dei regolamenti comunali sulla localizzazione delle antenne di telefonia mobile.

Vediamo intanto i due commi a confronto (versione vigente legge 36/2001 v/s versione modificata dal Decreto Legge 76/2020:

Comma 6 articolo 8 Legge 36/2001 versione vigente
"6. I comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici."

Comma 6 articolo 8 Legge 36/2001 versione modificata dal Decreto Legge 76/2020
"6. I comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici con riferimento a siti sensibili individuati in modo specifico, con esclusione della possibilità di introdurre limitazioni alla localizzazione in aree generalizzate del territorio di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche di qualsiasi tipologia e, in ogni caso, di incidere, anche in via indiretta o mediante provvedimenti contingibili e urgenti, sui limiti di esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, sui valori di attenzione e sugli obiettivi di qualità, riservati allo Stato ai sensi dell'articolo 4."

Intanto chiariamo cosa si intende per obiettivi di qualità definiti dallo Stato (ex lettera a) comma 1 articolo 4 Legge 36/2001) così come definiti dalla lettera d) comma 1 articolo 3 della legge 36/2001:
"d) obiettivi di qualità sono:
1) i criteri localizzativi, gli standard urbanistici, le prescrizioni e le incentivazioni per l'utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, indicati dalle leggi regionali secondo le competenze definite dall'articolo 8;
2) i valori di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico, definiti dallo Stato secondo le previsioni di cui all'articolo 4, comma 1, lettera a), ai fini della progressiva minimizzazione dell'esposizione ai campi medesimi;...".

In realtà se uno si limita al testo letterale del nuovo comma 6 così come modificato dal Decreto Legge 76/2020 rischia di non cogliere quanto resta delle funzioni comunali in materia di regolamentazione degli impianti in questione. Intanto anche dalla lettera del riformato comma 6 si comprende che i Comuni con i loro regolamenti (sarebbe meglio peraltro definirli Piani di localizzazione delle antenne) continuano a definire criteri urbanistici e quindi paesaggistici per localizzare gli impianti. Nella prima parte del comma 6 riformata si parla di "assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici con riferimento a siti sensibili individuati in modo specifico...".

Quindi leggendo in modo coordinato la lettera a) comma 1 articolo 3 della legge 36/2001 (che fa rientrare tra gli obiettivi di qualità criteri localizzativi, gli standard urbanistici... indicati dalle legge regionali) con la prima parte del comma 6 articolo 8 legge 36/2001, riformato dal Decreto Legge semplificazione, si ricava che resta il potere dei Comuni di fissare nei propri regolamenti criteri di localizzazione delle antenne di telefonia.

Il nuovo comma 6 articolo legge 36/2001, come riformato dal Decreto Legge 76/2020 introduce ulteriori precisazioni per definire il contenuto dei Piani Comunali Antenne , quali: divieto di introdurre limitazioni generalizzate e divieto di usare i propri poteri di ordinanza per imporre limiti di emissioni diversi da quelli statali.

Si tratta in realtà di vincoli già frutto di consolidata giurisprudenza amministrativa e ordinaria.

Quindi anche queste modifiche introdotte dal Decreto Legge 76/2020 vanno interpretate con i paletti che la ampia giurisprudenza in materia ha fissato sui contenuti dei Piani Comunali Antenne.
TESTO DECRETO LEGGE 76/2020: QUI



Punti di accesso senza fili (Normativa Comunitaria)

Regolamento (UE) 2020/1070 del 20 luglio 2020 che specifica le caratteristiche dei punti di accesso senza fili di portata limitata a norma dell'articolo 57, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2018/1972 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell', che istituisce il codice europeo delle comunicazioni elettroniche.
TESTO REGOLAMENTO 2020/1070: QUI




ENERGIA


Etichettatura indicante il consumo di energia delle unità di ventilazione residenziali (Normativa Comunitaria)

Il Regolamento UE 2020/987 del 20 gennaio 2020 modifica nel Regolamento 1254/2014 (https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:32014R1254&from=IT) la definizione di unità di ventilazione residenziali a cui questo ultimo non si applica in relazione quelle unità che comprendono uno scambiatore di calore e una pompa di calore destinata al recupero del calore o che consente un trasferimento o un'estrazione di calore aggiuntivi a quelli del sistema di recupero del calore, tranne il trasferimento di calore a fini di protezione antigelo o di sbrinamento.
TESTO REGOLAMENTO 2020/987: QUI


Attuazione della direttiva (UE) 2018/2002 che modifica la direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica (Normativa Nazionale)

Il Decreto Legislativo 14 luglio 2020, n. 73 in attuazione della nuova Direttiva UE, modifica il DLgs 4 luglio 2014, n. 102 (https://www.altalex.com/documents/leggi/2014/07/21/efficienza-energetica-attuazione-della-direttiva-2012-27-ue).
TESTO DLGS 73/2020: QUI


Semplificazioni in materia di green economy (Normativa Nazionale)

Il Decreto Legge 16 luglio 2020, n. 76 introduce semplificazioni in materia di autorizzazioni di impianti da fonti rinnovabili, di reti energetiche e impianti di accumulo. In particolare:

1. Disposizioni di semplificazione in materia di interventi su progetti o impianti alimentati da fonti di energia rinnovabile e di taluni nuovi impianti, nonchè di spalma incentivi.

L'articolo 56 del Decreto Legge 76/2020 modifica il decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28 in questo modo:

1.1. si prevede Nel caso di progetti di modifica di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili afferenti a integrali ricostruzioni, rifacimenti, riattivazioni e potenziamenti, la valutazione di impatto ambientale ha ad oggetto solo l'esame delle variazioni dell'impatto sull'ambiente indotte dal progetto proposto.

1.2. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, previa intesa con la Conferenza unificata Stato Regioni Città, di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono individuati, per ciascuna tipologia di impianto e di fonte, gli interventi di modifica sostanziale degli impianti da assoggettare ad autorizzazione unica, fermo restando il rinnovo dell'autorizzazione unica in caso di modifiche qualificate come sostanziali ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. Gli interventi di modifica diversi dalla modifica sostanziale, anche relativi a progetti autorizzati e non ancora realizzati, sono assoggettati alla procedura abilitativa semplificata di cui all'articolo 6, fatto salvo quanto disposto dall'articolo 6-bis (dichiarazione inizio lavori asseverata vedi modifica successivo punto 1.3. Non sono considerati sostanziali e sono sottoposti alla disciplina di cui all'articolo 6, comma 11 (La comunicazione relativa alle attività in edilizia libera, di cui ai paragrafi 11 e 12 delle linee guida adottate ai sensi dell'articolo 12, comma 10, del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 continua ad applicarsi, alle stesse condizioni e modalità, agli impianti ivi previsti. Le Regioni e le Province autonome possono estendere il regime della comunicazione di cui al precedente periodo ai progetti di impianti alimentati da fonti rinnovabili con potenza nominale fino a 50 kW, nonchè agli impianti fotovoltaici di qualsivoglia potenza da realizzare sugli edifici, fatta salva la disciplina in materia di valutazione di impatto ambientale e di tutela delle risorse idriche.), gli interventi da realizzare sui progetti e sugli impianti fotovoltaici ed idroelettrici che non comportano variazioni delle dimensioni fisiche degli apparecchi, della volumetria delle strutture e dell'area destinata ad ospitare gli impianti stessi, nè delle opere connesse. Restano ferme, laddove previste, le procedure di verifica di assoggettabilità e valutazione di impatto ambientale di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152

1.3. Il nuovo articolo 6-bis del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28 (https://www.bosettiegatti.eu/info/norme/statali/2011_0028.htm) esclude la VIA, il nulla osta paesaggistico e altri atti di assenso (con la richiesta della sola dichiarazione inizio lavori asseverata) gli interventi su impianti esistenti e le modifiche di progetti autorizzati che, senza incremento di area occupata dagli impianti e dalle opere connesse e a prescindere dalla potenza elettrica risultante a seguito dell'intervento, ricadono nelle categorie elencate in questo nuovo articolo 6-bis comunque trattasi di impianti fotovoltaici, eolici ed idroelettrici

2. Trasferimenti statistici di energia rinnovabile dall'Italia ad altri paesi L'articolo 58 del Decreto Legge 76/2020 modifica l'articolo 35 del DLgs 28/2011 Relativo a progetti comuni e trasferimenti statistici con altri Stati membri. Secondo il nuovo articolo 35 Sulla base di accordi internazionali all'uopo stipulati, sono promossi e gestiti con Stati membri progetti comuni e trasferimenti statistici di produzioni di energia da fonti rinnovabili, relativi agli obiettivi 2020 e 2030, nel rispetto dei criteri indicati in questo nuovo articolo 35.

3. Semplificazione dei procedimenti autorizzativi delle infrastrutture delle reti energetiche nazionali

L'articolo 60 del Decreto Legge 76/2020 prevede che le infrastrutture di rete facenti parte della rete nazionale di trasmissione dell'energia elettrica e della rete nazionale di trasporto del gas naturale sono approvate anche nelle more della approvazione del primo Piano decennale di sviluppo delle rispettive reti in cui sono state inserite. Sempre detto articolo 60, modifica il DLgs 93/2011 (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2011/06/28/011G0136/sg) prevedendo che Terna S.p.A. predisponga ogni due anni, entro il 31 gennaio, un Piano decennale di sviluppo della rete di trasmissione nazionale, coerente con gli obiettivi in materia di fonti rinnovabili, di decarbonizzazione e di adeguatezza e sicurezza del sistema energetico stabiliti nel Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima (PNIEC). Il Ministro dello sviluppo economico, acquisito il parere delle Regioni territorialmente interessate dagli interventi in programma e tenuto conto delle valutazioni formulate dall'ARERA, approva il Piano. Il Piano individua le linee di sviluppo degli interventi elettrici infrastrutturali da compiere nei dieci anni successivi, anche in risposta alle criticità e alle congestioni riscontrate o attese sulla rete, nonchè gli investimenti programmati e i nuovi investimenti da realizzare nel triennio successivo e una programmazione temporale dei progetti di investimento, secondo quanto stabilito nella concessione per l'attività di trasmissione e dispacciamento dell'energia elettrica attribuita a Terna S.p.A. ai sensi del decreto legislativo 16 marzo 1999, n.79. Ogni anno Terna S.p.A. presenta al Ministero dello sviluppo economico e all'ARERA un documento sintetico degli interventi di sviluppo della rete coerenti con il Piano di sviluppo da compiere nei successivi tre anni e lo stato di avanzamento degli interventi inclusi nei precedenti Piani.

4. Semplificazione dei procedimenti autorizzativi delle infrastrutture della rete di distribuzione elettrica

L'articolo 61 del Decreto Legge 76/2020 prevede che al fine di agevolare lo sviluppo di sistemi di distribuzione elettrica sicuri, resilienti, affidabili ed efficienti, nel rispetto dell'ambiente e dell'efficienza energetica, il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo e con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, acquisita l'intesa della Conferenza Unificata Stato Regioni Città, di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, adotta le linee guida nazionali per la semplificazione dei procedimenti autorizzativi riguardanti la costruzione e l'esercizio delle infrastrutture appartenenti alle reti di distribuzione.

5. Semplificazione dei procedimenti per l'adeguamento di impianti di produzione e accumulo di energia

L'articolo 62 del Decreto Legge 76/2020 modifica la Legge 9 aprile 2002, n. 55 (https://www.ambientediritto.it/Legislazione/Energia/2002/legge%202002%20n.55.htm). Questa ultima disciplina le modalità di autorizzazione costruzione e l'esercizio degli impianti di energia elettrica di potenza superiore a 300 MW termici, gli interventi di modifica o ripotenziamento, nonchè le opere connesse e le infrastrutture indispensabili all'esercizio degli stessi. In particolare secondo la modifica introdotta si intendono interventi di modifica sostanziale di impianto esistente soggetti all'autorizzazione unica di cui alla legge 55/2002 quelli che producono effetti negativi e significativi sull'ambiente o una variazione positiva di potenza elettrica superiore al 5 per cento rispetto al progetto originariamente autorizzato. Tutti gli altri interventi sono considerati modifica non sostanziale o ripotenziamento non rilevante e la loro esecuzione é subordinata alla sola comunicazione preventiva al Ministero dello sviluppo economico, da effettuare sessanta giorni prima della data prevista dell'intervento.

Sempre l'articolo 62 del Decreto Legge 76/2020 modificando la legge 9 aprile 2002 n° 55 prevede procedure semplificate per gli impianti di accumulo elettrochimico. In particolare la realizzazione di impianti di accumulo elettrochimico inferiori alla soglia di 10 MW, ovunque ubicati, e' attività' libera e non richiede il rilascio di un titolo abilitativo, fatta salva l'acquisizione degli atti di assenso previsti dal Codice dei beni culturali e del Paesaggio, nonchè dei pareri, autorizzazioni o nulla osta da parte degli enti territorialmente competenti, derivanti da specifiche previsioni di legge esistenti in materia ambientale, di sicurezza e di prevenzione degli incendi e del nulla osta alla connessione dal parte del gestore del sistema di trasmissione nazionale o da parte del gestore del sistema di distribuzione elettrica di riferimento.
TESTO DECRETO LEGGE 76/2020: QUI







Misure per certificati bianchi e a sostegno innovazione tecnologica in campo energetico (Normativa Nazionale)

Il meccanismo dei certificati bianchi (https://www.gse.it/servizi-per-te/efficienza-energetica/certificati-bianchi), entrato in vigore nel 2005, é il principale strumento di promozione dell'efficienza energetica in Italia. I certificati bianchi sono titoli negoziabili che certificano il conseguimento di risparmi negli usi finali di energia attraverso interventi e progetti di incremento dell'efficienza energetica. Un certificato equivale al risparmio di una Tonnellata Equivalente di Petrolio (TEP).

Il Decreto Interministeriale dell'11 gennaio 2017 (https://www.mise.gov.it/images/stories/normativa/DM-Certificati-Bianchi_2017.pdf) definisce gli obiettivi e gli obblighi di risparmio per il periodo 2017-2020 e aggiorna le Linee Guida per il meccanismo dei certificati bianchi, introducendo misure per migliorarne l'efficacia e superare le criticità incontrate fino ad oggi in fase di attuazione. Il sistema, definito dal suddetto Decreto Interministeriale, prevede obblighi di risparmio di energia primaria per i distributori di energia elettrica e gas naturale con più di 50.000 clienti finali (i "Soggetti obbligati") e attribuisce, per ogni anno, obiettivi da raggiungere. I soggetti obbligati possono adempiere alla quota d'obbligo di risparmio in due modi:
1. realizzando direttamente i progetti di efficienza energetica ammessi al meccanismo
2. acquistando i titoli dagli altri soggetti ammessi al meccanismo Il Decreto Interministeriale del 2017 al comma 4 articolo 4 prevede che le misure e gli interventi che consentono ai soggetti distributori di energia elettrica e gas di adempiere agli obblighi quantitativi nazionali annui di incremento dell'efficienza energetica degli usi finali di energia elettrica nel periodo 2017-2020, devono realizzare una riduzione dei consumi di energia primaria, espressa in numero di Certificati Bianchi secondo le seguenti quantità e cadenze annuali: a) 2,39 milioni di Certificati Bianchi, da conseguire nell'anno 2017; b) 2,49 milioni di Certificati Bianchi, da conseguire nell'anno 2018; c) 2,77 milioni di Certificati Bianchi, da conseguire nell'anno 2019; d) 3,17 milioni di Certificati Bianchi, da conseguire nell'anno 2020

L'Articolo 41 della Legge 77/2020 (Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonche' di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19) relativamente all'obiettivo di certificati bianchi per il 2019 sposta l'obiettivo dei 2,77 milioni di euro per i distributori di energia elettrica e di 3,43 milioni di euro per i distributori di gas al 30 novembre 2020. Conseguentemente, per l'anno d'obbligo 2019, l'emissione di Certificati Bianchi da parte del GSE deve avvenire dal 15/11/2020 non derivanti dalla realizzazione di progetti di efficienza energetica ad un valore unitario pari alla differenza tra 260 euro e il valore del contributo tariffario definitivo relativo all'anno d'obbligo, in ogni caso detto importo non può eccedere i 15 euro di cui all'articolo 14-bis del Decreto del Ministro dello sviluppo economico 11 gennaio 2017 (Testo aggiornato con l'articolo 14-bi a questo link https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2018/07/10/18A04609/sg).

L'articolo 42-bis della legge 77/2020 contiene disposizioni concernenti l'innovazione tecnologica in ambito Energetico modificando il DLgs 28/2011 attuazione della direttiva UE sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili.
TESTO LEGGE 77/2020: QUI


Etichettatura di alcuni prodotti connessi all'energia (Normativa Comunitaria)

IL Regolamento Delegato (UE) 2020/1059 del 27 aprile 2020 rettifica alcune versioni linguistiche dei regolamenti delegati (UE) n. 1059/2010, (UE) n. 1060/2010, (UE) n. 1061/2010, (UE) n. 1062/2010, (UE) n. 626/2011, (UE) n. 392/2012 e (UE) n. 874/2012 per quanto attiene all'etichettatura di alcuni prodotti connessi all'energia.
TESTO REGOLAMENTO 2020/1059: QUI


Detrazioni fiscali per interventi di efficientamento energetico (Normativa Nazionale)

L'articolo 119 della legge 77/2020 rivede le detrazioni fiscali già previste dalla legge 90/2013 articolo 14 (https://www.bosettiegatti.eu/info/norme/statali/2013_0090.htm) nella misura del 110 per cento per le spese documentate e rimaste a carico del contribuente, sostenute dal 1° luglio 2020 fino al 31 dicembre 2021, da ripartire tra gli aventi diritto in cinque quote annuali di pari importo, nei casi elencati da detto articolo 119 della legge 77/2020 sia al comma 1 che al comma 2. Una misura identica di detrazione é prevista per la installazione di impianti solari fotovoltaici connessi alla rete elettrica su edifici come pure di sistemi di accumulo, dal comma 5 dell'articolo 119 della legge 77/2020.
TESTO LEGGE 77/2020: QUI







Distanze eolico da edifici residenziali (Giurisprudenza Comunitaria)

La Corte di Giustizia con sentenza 25 maggio 2020 (causa C727/17) ha affermato che L'articolo 3, paragrafo 1, primo comma ("1. Ogni Stato membro assicura che la propria quota di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energia nel 2020, calcolata conformemente agli articoli da 5 a 11, sia almeno pari al proprio obiettivo nazionale generale per la quota di energia da fonti rinnovabili per quell'anno, indicato nella terza colonna della tabella all'allegato I, parte A. Tali obiettivi nazionali generali obbligatori sono coerenti con l'obiettivo di una quota pari almeno al 20 % di energia da fonti rinnovabili nel consumo finale lordo di energia della Comunità nel 2020. Al fine di conseguire più facilmente gli obiettivi fissati nel presente articolo, ogni Stato membro promuove e incoraggia l'efficienza ed il risparmio energetici."), e l'articolo 13, paragrafo 1, primo comma ("1. Gli Stati membri assicurano che le norme nazionali in materia di procedure di autorizzazione, certificazione e concessione di licenze applicabili agli impianti e alle connesse infrastrutture della rete di trasmissione e distribuzione per la produzione di elettricità, di calore o di freddo a partire da fonti energetiche rinnovabili e al processo di trasformazione della biomassa in biocarburanti o altri prodotti energetici siano proporzionate e necessarie."), della direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE, come modificata dalla direttiva (UE) 2015/1513 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 settembre 2015, devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a una normativa che subordina l'installazione di una centrale eolica al rispetto di una distanza minima tra questa ed edifici con destinazione d'uso residenziale, purchè tale normativa sia necessaria e proporzionata rispetto all'obiettivo nazionale generale obbligatorio dello Stato membro interessato, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare .
TESTO SENTENZA CORTE DI GIUSTIZIA: QUI







INCENTIVI E POLITICHE SOSTENIBILI


Controlli sulla produzione biologica dovuta alla pandemia di COVID-19 (Normativa Comunitaria)

Il Regolamento UE 2020/977 del 7 luglio 2020 reca deroghe ai regolamenti (CE) n. 889/2008 (https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:02008R0889-20200107&from=IT) e (CE) n. 1235/2008 (https://www.bioagricert.org/images/doc-it/Normativa_BIO_internazionale/1235-20161026.pdf ) sostituendo alle visite ispettive verifiche a distanza. In particolare, per quanto riguarda gli operatori a basso rischio determinati in base alla procedura di valutazione del rischio dell'autorità competente o, se del caso, dell'autorità o dell'organismo di controllo, di cui all'articolo 27, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 834/2007, é opportuno che le ispezioni fisiche siano sostituite dai controlli documentali suddetti. Le restrizioni agli spostamenti hanno inoltre ritardato le visite di controllo annuali, rendendo difficile per l'autorità competente o, se del caso, per le autorità o gli organismi di controllo, adempiere gli obblighi di effettuare visite a campione, ispezioni senza preavviso e campionamenti supplementari nei confronti di un dato profilo di operatori.
TESTO REGOLAMENTO 2020/977: QUI


Specifiche per la progettazione ecocompatibile delle unità di ventilazione (Normativa Comunitaria)

Il Regolamento UE 2020/1000 del 9 luglio 2020 rettifica alcune versioni linguistiche del regolamento (UE) n. 1253/2014 recante attuazione della direttiva 2009/125/CE (https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:02009L0125-20121204&from=IT) del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le specifiche per la progettazione ecocompatibile delle unità di ventilazione
TESTO REGOLAMENTO 2020/1000: QUI



Modalità agevolazioni a sostegno di progetti di ricerca e sviluppo per la riconversione dei processi produttivi nell'ambito dell'economia circolare (Normativa Nazionale)

Il Decreto Ministero Sviluppo Economico del 11 giugno 2020 definisce le risorse l'ambito di applicazione nonchè i criteri di assegnazione per la concessione ed erogazione delle agevolazioni dirette al sostegno, nell'ambito del Fondo per la crescita sostenibile (https://www.mise.gov.it/index.php/it/incentivi/impresa/fondo-per-la-crescita-sostenibile), di progetti di ricerca e sviluppo finalizzati ad un uso più efficiente e sostenibile delle risorse.
TESTO DECRETO 11/6/2020: QUI



Semplificazioni per il rilascio delle garanzie sui finanziamenti a favore di progetti del green new deal (Normativa Nazionale)

I commi da 85 a 96 articolo 1 della legge 160/2019 (legge bilancio 2020) prevede la istituzione di un Fondo nello stato di previsione del Ministero dell'Economia e delle Finanze finalizzato alle zone economiche ambientali. Il fondo é finanziato con i proventi delle aste delle quote di emissione di CO2 . In particolare il comma 86 di detto articolo 1 legge 160/2019 afferma che a valere sulle disponibilità del fondo di cui al comma 85, il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad intervenire attraverso la concessione di una o più garanzie, a titolo oneroso, anche con riferimento ad un portafoglio collettivo di operazioni e nella misura massima dell'80 per cento, al fine di sostenere programmi specifici di investimento e operazioni, anche in partenariato pubblico privato, finalizzati a realizzare progetti economicamente sostenibili e che abbiano come obiettivo la decarbonizzazione dell'economia, l'economia circolare, il supporto all'imprenditoria giovanile e femminile, la riduzione dell'uso della plastica e la sostituzione della plastica con materiali alternativi, la rigenerazione urbana, il turismo sostenibile, l'adattamento e la mitigazione dei rischi sul territorio derivanti dal cambiamento climatico e, in generale, programmi di investimento e progetti a carattere innovativo e ad elevata sostenibilità ambientale e che tengano conto degli impatti sociali. L'articolo 64 del Decreto Legge 76/2020 Le garanzie e gli interventi di cui al all'articolo 1, comma 86, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, possono riguardare, conformemente alla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni n. 640 dell'11 dicembre 2019 (Green deal): a) progetti tesi ad agevolare la transizione verso un'economia pulita e circolare e ad integrare i cicli industriali con tecnologie a basse emissioni per la produzione di beni e servizi sostenibili; b) progetti volti a favorire l'avvento della mobilità multimodale automatizzata e connessa, con sistemi intelligenti di gestione del traffico. Le garanzie di cui sopra sono assunte da SACE S.p.A. (https://www.sacesimest.it/chi-siamo) nel limite di 2.500 milioni di euro per l'anno 2020 e, per gli anni successivi, nel limite di impegni assumibile fissato annualmente dalla legge di approvazione del bilancio dello Stato.
TESTO DECRETO LEGGE 76/2020: QUI


MARE


Dispostivi acustici per la conservazione delle risorse della pesca e alla protezione degli ecosistemi marini attraverso misure tecniche (Normativa Comunitaria)

Il Regolamento (UE) 2020/967 del 3 luglio 2020 stabilisce norme dettagliate riguardanti le specifiche relative al segnale e all'uso dei dispositivi acustici di dissuasione di cui all'allegato XIII, parte A, del regolamento (UE) 2019/1241 del Parlamento europeo e del Consiglio, del , relativo alla conservazione delle risorse della pesca e alla protezione degli ecosistemi marini attraverso misure tecniche.
TESTO REGOLAMENTO 2020/967: QUI


Rafforzamento della tutela degli ecosistemi marini (Normativa Nazionale)

L'articolo 227-bis della legge 77/2020 prevede che al fine di promuovere l'attività turistica del Paese e di rafforzare la tutela degli ecosistemi marini delle aree protette, anche attraverso il servizio antinquinamento dell'ambiente marino, e' autorizzata la spesa di 2 milioni di euro per l'anno 2020 per il rifinanziamento della legge 31 dicembre 1982, n. 979 (https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1982-12-31;979!vig=2017-02-15). I 2.000.000 di euro vengono presi dal Fondo per le esigenze indifferibili istituito al comma 200 articolo 1 della legge 190/2014 (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2014/12/29/14G00203/sg) che viene rifinanziamento appositamente dal comma 5 articolo 265 della legge 77/2020.
TESTO LEGGE 77/2020: QUI



MOBILITÀ SOSTENIBILE - INFRASTRUTTURE


Calcolo emissioni CO2 da automobili e veicoli leggeri (Normativa Comunitaria)

La Decisione UE 2020/1035 del 3 giugno 2020 sul calcolo provvisorio delle emissioni specifiche medie di CO2 e degli obiettivi specifici per le emissioni per i costruttori di autovetture e veicoli commerciali leggeri per l'anno civile 2018 a norma del regolamento (UE) 2019/631(https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32019R0631&from=EN).
TESTO DECISIONE 2020/1035: QUI


Semplificazione delle norme per la realizzazione di punti e stazioni di ricarica di veicoli elettrici (Normativa Nazionale)

L'articolo 57 del Decreto Legge 76/2020 La realizzazione di infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici può avvenire:
a) all'interno di aree e edifici pubblici e privati, ivi compresi quelli di edilizia residenziale pubblica;
b) su strade private non aperte all'uso pubblico;
c) lungo le strade pubbliche e private aperte all'uso pubblico;
d) all'interno di aree di sosta, di parcheggio e di servizio, pubbliche e private, aperte all'uso pubblico.
I Comuni, disciplinano, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto (17 luglio 2020), l'installazione la realizzazione e la gestione delle infrastrutture di ricarica a pubblico accesso, stabilendo la localizzazione e la quantificazione in coerenza con i propri strumenti di pianificazione, al fine di garantire un numero adeguato di stalli in funzione della domanda e degli obiettivi di progressivo rinnovo del parco dei veicoli circolanti, prevedendo, ove possibile, l'installazione di almeno un punto di ricarica ogni 1.000 abitanti. I comuni possono consentire, in regime di autorizzazione o concessione, anche a titolo non oneroso, la realizzazione e gestione di infrastrutture di ricarica a soggetti pubblici e privati anche prevedendo una eventuale suddivisione in lotti.
TESTO DECRETO LEGGE 76/2020: QUI


Incremento del fondo per l'acquisto di autoveicoli a basse emissioni di Co2 g/km (Normativa Nazionale)

Il comma 1041 articolo 1 della legge 145/2018 (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2018/12/31/18G00172/sg) ha istituito un Fondo presso il Ministero dello Sviluppo Economico per contributi a chi acquista, alle condizioni del comma 1031 articolo1 della legge 145/2018, un veicolo di categoria M1 nuovo di fabbrica. L'articolo 44 della 77/2020 incrementa il suddetto Fondo e prevede un contributo ulteriore (oltre a quando previsto dal comma 1031 articolo 1 della legge 145/2018) per l'acquisto di un veicolo con contestuale rottamazione di un veicolo immatricolato in data anteriore al 1° gennaio 2010 o che nel periodo di vigenza dell'agevolazione superi i dieci anni di anzianità dalla data di immatricolazione, il contributo statale é parametrato al numero di grammi (g) di anidride carbonica (CO2) emessi per chilometro (km) secondo gli importi secondo una tabella riportato da detto articolo 44. Le persone fisiche che tra il 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2020 rottamano un veicolo usato omologato nelle classi da Euro 0 a Euro 3 con contestuale acquisto di un veicolo usato omologato in una classe non inferiore a Euro 6 o con emissioni di CO2 inferiori o uguali a 60 g/km sono tenute al pagamento del 60 per cento degli oneri fiscali sul trasferimento di proprietà del veicolo acquistato. Le persone fisiche che consegnano per la rottamazione, contestualmente all'acquisto di un veicolo con emissioni di CO2 comprese tra 0 e 110 g/km, un secondo veicolo di categoria M1 rientrante tra quelli previsti dal comma 1032 (Il veicolo consegnato per la rottamazione deve essere intestato da almeno dodici mesi allo stesso soggetto intestatario del nuovo veicolo o ad uno dei familiari conviventi alla data di acquisto del medesimo veicolo, ovvero, in caso di locazione finanziaria del veicolo nuovo, deve essere intestato, da almeno dodici mesi, al soggetto utilizzatore del suddetto veicolo o a uno dei predetti familiari) dell'articolo 1 della Legge 30 dicembre 2018, n. 145, hanno diritto a un ulteriore incentivo di 750 euro Sempre l'articolo 44 della legge 77/2020 rifinanzia il fondo previsto dal comma 1041 dell'articolo 1della legge 145/2018.
TESTO LEGGE 77/2020: QUI


Incentivi per l'acquisto di motoveicoli elettrici o ibridi (Normativa Nazionale)

L'articolo 44-bis della legge 77/2020 prevede che nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di aiuti di Stato, a coloro che, nell'anno 2020, acquistano, anche in locazione finanziaria, e immatricolano in Italia un veicolo elettrico o ibrido nuovo di fabbrica delle categorie L1e, L2e, L3e, L4e, L5e, L6e e L7e é riconosciuto un contributo pari al 30 per cento del prezzo di acquisto, fino a un massimo di 3.000 euro.
TESTO LEGGE 77/2020: QUI


Detrazione fiscale per installazione di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici (Normativa Nazionale)

Secondo il comma 8 articolo 119 legge 77/2020 la detrazione di cui all'articolo 16-ter del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, e' riconosciuta nella misura del 110 per cento, da ripartire tra gli aventi diritto in cinque quote annuali di pari importo, semprechè l'installazione sia eseguita congiuntamente ad uno degli interventi di efficientemente energetico sull'edificio interessato. Si ricorda che L'articolo 16-ter della legge 90/2013 (https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2013-06-04;63!vig=) prevede che Ai contribuenti é riconosciuta una detrazione dall'imposta lorda, fino a concorrenza del suo ammontare, per le spese documentate sostenute dal 1° marzo 2019 al 31 dicembre 2021 relative all'acquisto e alla posa in opera di infrastrutture di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica, ivi inclusi i costi iniziali per la richiesta di potenza addizionale fino ad un massimo di 7 kW. La detrazione nella versione di detto articolo 16-ter spettava nella misura del 50 per cento delle spese sostenute ed e' calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 3.000 euro.
TESTO LEGGE 77/2020: QUI


Ferrobonus (Normativa Nazionale)

La legge di stabilità n. 208 del 2015 ha stabilito l'incentivo Ferrobonus per il triennio 2016-2018 a sostegno del trasporto combinato e trasbordato su ferro. A sua volta I commi 110 e 111 articolo 1 della legge 160/2019 legge bilancio 2020 (https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2020-01-17&atto.codiceRedazionale=20A00227&elenco30giorni=false) proroga gli incentivi, già previsti dal comma 647 dell'articolo 1 della Legge 28 dicembre 2015 (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/12/30/15G00222/sg), per il trasferimento delle merci dalla strada al mare (marebonus) e alla rotaia (ferrobonus):
- 20 milioni di euro in più per il 2021 per il mare bonus: realizzare nuovi servizi marittimi per il trasporto combinato delle merci o per il miglioramento di quelli esistenti
- 14 milioni di euro per il 2020 e 25 milioni di euro per il 2021 per il ferro bonus: trasporto combinato strada-rotaia
L'articolo 197 della legge 77/2020 autorizza la spesa di 30 milioni di euro per l'anno 2020
TESTO LEGGE 77/2020: QUI


Marebonus (Normativa Nazionale)

Il comma 648 articolo 1 della legge 208/2015 (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/12/30/15G00222/sg) prevede che per il completo sviluppo del sistema di trasporto intermodale, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è altresì autorizzato a concedere contributi per servizi di trasporto ferroviario intermodale in arrivo e in partenza da nodi logistici e portuali in Italia. A tal fine è autorizzata la spesa annua di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018. A sua volta il comma 111 articolo 1 della legge 160/2019 (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2019/12/30/19G00165/sg) ha autorizzato la spesa di 14 milioni di euro per l'anno 2020 e di 25 milioni di euro per l'anno 2021. Ora il comma 2 articolo 197 della legge 77/2020 ha autorizzato la spesa di ulteriori 20 milioni di euro per l'anno 2020.
TESTO LEGGE 77/2020: QUI


Misure per incentivare la mobilità sostenibile (Normativa Nazionale)

Il comma 1 dell'articolo 2 della legge 141/2019 ha istituito nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il fondo denominato "Programma sperimentale buono mobilità", con una dotazione pari a euro 5 milioni per l'anno 2019, euro 70 milioni per l'anno 2020, euro 70 milioni per l'anno 2021, euro 55 milioni per l'anno 2022, euro 45 milioni per l'anno 2023 e euro 10 milioni per l'anno 2024.
L'articolo 229 della legge 77/2020 ha modificato il suddetto comma 1 prevedendo che al fine di ridurre le emissioni climalteranti, le risorse relative agli anni dal 2021 al 2024 sono destinate nei limiti della dotazione del fondo di cui al primo periodo e fino ad esaurimento delle risorse, alla concessione, ai residenti nei comuni interessati dalle procedure di infrazione comunitaria n. 2014/2147 del 10 luglio 2014 o n. 2015/2043 del 28 maggio 2015 per la non ottemperanza dell'Italia agli obblighi previsti dalla direttiva 2008/50/CE che rottamano, dal 1° gennaio 2021 al 31 dicembre 2021, autovetture omologate fino alla classe Euro 3 o motocicli omologati fino alla classe Euro 2 ed Euro 3 a due tempi, di un "buono mobilità", cumulabile con quello previsto al terzo periodo, pari ad euro 1.500 per ogni autovettura e ad euro 500 per ogni motociclo rottamati da utilizzare, entro i successivi tre anni, per l'acquisto, anche a favore di persone conviventi, di abbonamenti al trasporto pubblico locale e regionale, nonchè di biciclette anche a pedalata assistita, e di veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica di cui all'articolo 33- bis del decreto - legge 30 dicembre 2019, n. 162, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8 o per l'utilizzo dei servizi di mobilità condivisa a uso individuale.
Sempre l'articolo 229 della legge 77/2020 ha previsto che le disponibilità di bilancio relative all'anno 2020, anche in conto residui, del fondo sopra citato introdotto dall'articolo2 della legge 141/2019, sono destinate, nei limiti della dotazione del fondo di cui al primo periodo e fino ad esaurimento delle risorse, alla concessione in favore dei residenti maggiorenni nei capoluoghi di Regione, nelle Citta' metropolitane, nei capoluoghi di Provincia ovvero nei Comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti, di un "buono mobilita'", pari al 60 per cento della spesa sostenuta e, comunque, in misura non superiore a euro 500, a partire dal 4 maggio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, per l'acquisto di biciclette, anche a pedalata assistita, nonchè di veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica di cui all'articolo 33- bis (L'articolo 33-bis della legge 8/2020 stabilisce che il termine per l'autorizzazione alla sperimentazione dei dispositivi per la micromobilità elettrica é posticipato di 12 mesi (sarebbe scaduto il prossimo 27 luglio 20209) del decreto - legge 30 dicembre 2019, n. 162, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8, ovvero per l'utilizzo dei servizi di mobilità condivisa a uso individuale esclusi quelli mediante autovetture. Il "buono mobilità'" può essere richiesto per una sola volta ed esclusivamente per una delle destinazioni d'uso previste. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sono definite le modalità e i termini per l'ottenimento e l'erogazione del beneficio di cui sopra anche ai fini del rispetto del limite di spesa.

L'articolo 229 della legge 77/2020, fermo restando quando previsto dall'articolo 33-bis della legge 8/2020, apporta modifiche al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Codice della Strada), in particolare:
1. Introducendo la seguente denominazione: Casa avanzata: linea di arresto per le biciclette in posizione avanzata rispetto alla linea di arresto per tutti gli altri veicoli.
2. Introducendo la seguente denominazione: Corsia ciclabile: parte longitudinale della carreggiata, posta a destra, delimitata mediante una striscia bianca discontinua, valicabile e ad uso promiscuo, idonea a permettere la circolazione sulle strade urbane dei velocipedi nello stesso senso di marcia degli altri veicoli e contraddistinta dal simbolo del velocipede. La Corsia ciclabile è parte della ordinaria corsia veicolare, con destinazione alla circolazione dei velocipedi;
TESTO LEGGE 77/2020: QUI



Monitoraggio e la comunicazione delle emissioni di CO2 e del consumo di carburante dei veicoli pesanti nuovi (Normativa Comunitaria)

Il Regolamento (UE) 2020/1079 del 20 luglio 2020 interviene sulla verifica e sulla correzione dei dati di cui al regolamento (UE) 2018/956 concernente il monitoraggio e la comunicazione delle emissioni di CO2 e del consumo di carburante dei veicoli pesanti nuovi.
TESTO REGOLAMENTO 2020/1079: QUI



Tecnologie innovative in veicoli commerciali leggeri ibridi elettrici (Normativa Comunitaria)

Decisione di esecuzione (UE) 2020/1102 della Commissione del 24 luglio 2020 prevede la approvazione della tecnologia impiegata in un generatore-starter efficiente a 48 V associato a un convertitore CC/CC a 48 V/12 V per l'uso in motori a combustione convenzionali e in alcune autovetture e veicoli commerciali leggeri ibridi elettrici come tecnologia innovativa a norma del regolamento (UE) 2019/631 del Parlamento europeo e del Consiglio e con riferimento al nuovo ciclo di guida europeo (NEDC)
TESTO DECISIONE 2020/1102: QUI



OGM - BIOTECNOLOGIE


Sperimentazioni cliniche con medicinali per uso umano contenenti (Normativa Comunitaria)

La Il Regolamento UE 2020/1043 del 15 luglio 2020 prevede che Nessuna delle operazioni connesse all'esecuzione di sperimentazioni cliniche, compresi l'imballaggio e l'etichettatura, la conservazione, il trasporto, la distruzione, lo smaltimento, la distribuzione, la fornitura, la somministrazione o l'impiego di medicinali per uso umano in fase di sperimentazione contenenti OGM o da essi costituiti e destinati alla cura o alla prevenzione della COVID-19, ma esclusa la fabbricazione di medicinali in fase di sperimentazione, richiede una valutazione del rischio ambientale o un'autorizzazione preventive ai sensi delle Direttive: 2001/18/CE del 12 marzo 2001 (sull'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente - https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A32001L0018) e 2009/41/CE del 6 maggio 2009 "sull'impiego confinato di microrganismi geneticamente modificati - https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32009L0041&from=EN) quando tali operazioni sono collegate all'esecuzione di una sperimentazione clinica autorizzata in conformità della direttiva 2001/20/CE (sulla disciplina relativa all'applicazione della buona pratica clinica nell'esecuzione della sperimentazione clinica di medicinali ad uso umano - https://ec.europa.eu/health//sites/health/files/files/eudralex/vol-1/dir_2001_20/dir_2001_20_it.pdf).
TESTO REGOLAMENTO U 2020/1043: QUI


PUBBLICA AMMINISTRAZIONE


Pubblicazione tempi effettivi di conclusione dei procedimenti (Normativa Nazionale)

Il comma 1 articolo 12 del Decreto Legge 76/2020 modifica l'articolo 2 della legge 241/1990 relativamente alla conclusione dei procedimenti amministrativi. In particolare, viene introdotto un comma 4-bis che recita: "Le pubbliche amministrazioni misurano e rendono pubblici i tempi effettivi di conclusione dei procedimenti amministrativi di maggiore impatto per i cittadini e per le imprese, comparandoli con i termini previsti dalla normativa vigente. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione, previa intesa in Conferenza unificata Stato Regioni Città (l'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281) sono definite modalità e criteri di misurazione dei tempi effettivi di conclusione dei procedimenti di cui al primo periodo."
TESTO DECRETO LEGGE 76/2020: QUI


Inefficacia provvedimenti che non rispettano i termini di conclusione ex lege (Normativa Nazionale)

Il comma 2 articolo 12 del Decreto Legge 76/2020 modifica la legge 241/1990 in particolare l'articolo sulla conclusione dei procedimenti amministrativi. Viene introdotto un comma nuovo 8-bis che così recita: "Le determinazioni relative ai provvedimenti, alle autorizzazioni, ai pareri, ai nulla osta e agli atti di assenso comunque denominati, adottate dopo la scadenza dei termini di cui agli articoli 14-bis, comma 2, lettera c), 17-bis, commi 1 e 3, 20, comma 1, ovvero successivamente all'ultima riunione di cui all'articolo 14-ter, comma 7, nonchè i provvedimenti di divieto di prosecuzione dell'attività e di rimozione degli eventuali effetti, di cui all'articolo 19, comma 3 e 6-bis, adottati dopo la scadenza dei termini ivi previsti, sono inefficaci, fermo restando quanto previsto dall'articolo 21-nonies (Annullamento di ufficio), ove ne ricorrano i presupposti e le condizioni".

Vediamo a quali termini fa riferimento questo nuovo comma 8-bis:
- articolo 14-bis, comma 2, lettera c): si tratta del termine perentorio comunicato (nella Conferenza dei Servizi) dalla amministrazione procedente alle altre amministrazioni coivolte , mai superiore a 45 giorni, entro il quale le suddette amministrazioni devono rendere le proprie determinazioni relative alla decisione oggetto della conferenza, fermo restando l'obbligo di rispettare il termine finale di conclusione del procedimento. Se tra le suddette amministrazioni vi sono amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, dei beni culturali, o alla tutela della salute dei cittadini, ove disposizioni di legge o i provvedimenti di cui all'articolo 2 non prevedano un termine diverso, il suddetto termine é fissato in novanta giorni;
- articolo 17-bis comma 1: Nei casi in cui é prevista l'acquisizione di assensi, concerti o nulla osta comunque denominati di amministrazioni pubbliche e di gestori di beni o servizi pubblici, per l'adozione di provvedimenti normativi e amministrativi di competenza di altre amministrazioni pubbliche, le amministrazioni o i gestori competenti comunicano il proprio assenso, concerto o nulla osta entro trenta giorni dal ricevimento dello schema di provvedimento, corredato della relativa documentazione, da parte dell'amministrazione procedente. Il termine é interrotto qualora l'amministrazione o il gestore che deve rendere il proprio assenso, concerto o nulla osta rappresenti esigenze istruttorie o richieste di modifica, motivate e formulate in modo puntuale nel termine stesso. In tal caso, l'assenso, il concerto o il nulla osta é reso nei successivi trenta giorni dalla ricezione degli elementi istruttori o dello schema di provvedimento; non sono ammesse ulteriori interruzioni di termini.
- Articolo 17-bis comma 3: nel caso in cui gli assensi consensi e nulla osta indicati sopra dal comma 1 articolo 17-bis sono di competenza di amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, dei beni culturali e della salute dei cittadini, il termine entro il quale le amministrazioni competenti comunicano il proprio assenso, concerto o nulla osta é di novanta giorni, salvo leggi specifiche non stabiliscono termine diverso, dal ricevimento della richiesta da parte dell'amministrazione procedente. Cmq già questo comma3 così concludeva: "Decorsi i suddetti termini senza che sia stato comunicato l'assenso, il concerto o il nulla osta, lo stesso si intende acquisito".
- Articolo 20 comma 1: nei procedimenti ad istanza di parte per il rilascio di provvedimenti amministrativi il silenzio dell'amministrazione competente equivale a provvedimento di accoglimento della domanda, senza necessità di ulteriori istanze o diffide, se la medesima amministrazione non comunica all'interessato, nel termine di cui all'articolo 2 legge 241/1990, commi 2 (termine generale di 30 giorni per la conclusione di procedimenti amministrativi statali o di enti pubblici nazionale se la legge non stabilisce termini diversi o 3(termine comunque massimo di 90 giorni per i procedimenti statali anche se disciplinate da leggi specifiche), il provvedimento di diniego, ovvero non procede ai sensi del comma 2 ( L'amministrazione competente può indire, entro trenta giorni dalla presentazione dell'istanza di cui al comma 1, una conferenza di servizi ai sensi del capo IV, anche tenendo conto delle situazioni giuridiche soggettive dei controinteressati.) articolo 20 legge 241/1990 . Tali termini decorrono dalla data di ricevimento della domanda del privato.
- Articolo 14-ter comma 7: adozione da parte della amministrazione procedente della determinazione motivata della conclusione della conferenza dei servizi secondo i termini di 45 giorni o di 90 giorni (se sono coinvolte amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico - territoriale, dei beni culturali e della salute dei cittadini) dalla prima riunione della stessa conferenza.
- Articolo 19 comma 3: nel caso di SCIA se l'amministrazione competente accerta la mancanza di requisiti deve emettere provvedimento di divieto di prosecuzione dell'attività entro 60 giorni dal ricevimento della SCIA (30 giorni se SCIA legata ad interventi edilizi).
TESTO DECRETO LEGGE 76/2020: QUI



Conferenze dei servizi semplificata estesa a tutti i casi di procedimento con conferenza dei servizi (Normativa Nazionale)

L'articolo 13 del Decreto Legge 76/2020 prevede che fino al 31 dicembre 2021, in tutti i casi in cui debba essere indetta una conferenza di servizi decisoria é in facoltà delle amministrazioni procedenti di adottare lo strumento della conferenza semplificata ( senza riunioni fiiche) anche nel caso in cui normalmente si prevede la conferenza simultanea. Sempre l'articolo 13 definisce alcune condizioni per lo svolgimento della conferenza semplificata che deve concludersi cmq entro 60 giorni (termine ordinario secondo la legge 241/1990 é di 90 giorni)
TESTO DECRETO LEGGE 76/2020: QUI



RIFIUTI


Nuova procedura di bonifica per i siti di interesse nazionale (Normativa Nazionale)

L'articolo 252 del DLgs 152/2006 prevede che la procedura, al di la della diversa competenza del Ministero dell'Ambiente, la bonifica dei siti di interesse nazionale (SIN) si svolga secondo la procedura ordinaria (prevista anche per i siti regionali - SIR) di cui all'articolo 242.

L'articolo 53 del Decreto Legge 76/2020 modifica la procedura di bonifica per i siti di interesse nazionale introducendo nuovi commi all'articolo 252 . La nuova versione della procedura di bonifica dei SIN : versione ordinaria Secondo il nuovo comma 4-bis dell'articolo 252 il soggetto responsabile dell'inquinamento o altro soggetto interessato accerta lo stato di potenziale contaminazione del sito mediante un Piano di indagini preliminari. Quindi non c'é più il riferimento a quanto previsto dal comma 1 dell'articolo 242 secondo il quale: "Al verificarsi di un evento che sia potenzialmente in grado di contaminare il sito, il responsabile dell'inquinamento mette in opera entro ventiquattro ore le misure necessarie di prevenzione e ne dà immediata comunicazione ai sensi e con le modalità di cui all'articolo 304, comma 2. La medesima procedura si applica all'atto di individuazione di contaminazioni storiche che possano ancora comportare rischi di aggravamento della situazione di contaminazione."

Questa parte nel nuovo comma 4-bis articolo 252 non c'é più si passa direttamente alla fase in cui il soggetto responsabile dell'inquinamento o altro soggetto interessato accerta lo stato di potenziale contaminazione del sito mediante un Piano di indagini preliminari.

Nell'articolo 242 (procedura ordinaria di bonifica vigente valida sia per i SIN che per i SIR) si prevede che "2. Il responsabile dell'inquinamento, attuate le necessarie misure di prevenzione, svolge, nelle zone interessate dalla contaminazione, un'indagine preliminare sui parametri oggetto dell'inquinamento e, ove accerti che il livello delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) non sia stato superato, provvede al ripristino della zona contaminata, dandone notizia, con apposita autocertificazione, al comune ed alla provincia competenti per territorio entro quarantotto ore dalla comunicazione. L'autocertificazione conclude il procedimento di notifica di cui al presente articolo, ferme restando le attività di verifica e di controllo da parte dell'autorità competente da effettuarsi nei successivi quindici giorni" Nel nuovo comma 4 bis articolo 252 invece il Piano di indagine, comprensivo della lista degli analiti da ricercare, e' concordato con l'Agenzia di protezione ambientale territorialmente competente che si pronuncia entro e non oltre il termine di trenta giorni dalla richiesta del proponente, eventualmente stabilendo particolari prescrizioni in relazione alla specificità' del sito. In caso di inerzia, trascorsi quindici giorni dalla scadenza del termine di trenta giorni di cui al periodo precedente, il Piano di indagini preliminari e' concordato con l'ISPRA. Il proponente, trenta giorni prima dell'avvio delle attivita' d'indagine, trasmette al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, alla regione, al comune, alla provincia e all'agenzia di protezione ambientale competenti il Piano con la data di inizio delle operazioni.

Qualora l'indagine preliminare accerti l'avvenuto superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) anche per un solo parametro, si applica la procedura di cui agli articoli 242 e 245 quindi da qui in poi si ritorna alla procedura ordinaria vigente.

Invece nel caso non si accertino superamenti dei CSC ilnuovo comma 4-bis dell'articolo 252 inserisce una nuova variazione alla procedura ordinaria di cui all'articolo 242 comma 5. Mettiamo a confronto il comma 5 articolo 242 con il periodo del comma 4-bis dell'articolo 252 introdotto dal Decreto Legge 76/2020:

comma 5 articolo 242
5. Qualora gli esiti della procedura dell'analisi di rischio dimostrino che la concentrazione dei contaminanti presenti nel sito é inferiore alle concentrazioni soglia di rischio, la conferenza dei servizi, con l'approvazione del documento dell'analisi del rischio, dichiara concluso positivamente il procedimento. In tal caso la conferenza di servizi può prescrivere lo svolgimento di un programma di monitoraggio sul sito circa la stabilizzazione della situazione riscontrata in relazione agli esiti dell'analisi di rischio e all'attuale destinazione d'uso del sito. A tal fine, il soggetto responsabile, entro sessanta giorni dall'approvazione di cui sopra, invia alla provincia ed alla regione competenti per territorio un piano di monitoraggio nel quale sono individuati:
a) i parametri da sottoporre a controllo;
b) la frequenza e la durata del monitoraggio.

comma 4-bis dell'articolo 252 introdotto dal Decreto Legge 76/2020
Ove si accerti che il livello delle CSC non sia stato superato, il medesimo soggetto provvede al ripristino della zona contaminata, dandone notizia, con apposita autocertificazione, al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, alla regione, al comune, alla provincia e all'agenzia di protezione ambientale competenti entro novanta giorni dalla data di inizio delle attività di indagine. L'autocertificazione conclude il procedimento, ferme restando le attività di verifica e di controllo da parte della provincia competente da avviare nei successivi quindici giorni, previa comunicazione al proponente e agli enti interessati. In tal caso le attività di verifica devono concludersi entro e non oltre novanta giorni.

Come si vede nel comma 5 articolo 242 la decisione di chiudere il procedimento anche nel caso di non superamento delle soglie di contaminazione passa dalla Conferenza dei Servizi, invece con il nuovo comma 4-bis dell'articolo 252 il procedimento si conclude con la comunicazione della autocertificazione del soggetto inquinatore, ovviamente restano ex post le attivitàdi controllo degli enti competenti ma indiscutibilmente la procedura cambia a favore del soggetto inquinatore

La procedura di bonifica alternativa per i SIN
Ma l'articolo 53 del Decreto Legge 76/2020 introduce anche un comma 4-ter all'articolo 252 del DLgs 152/2006

Secondo il nuovo comma 4-ter: "il responsabile della potenziale contaminazione o altro soggetto interessato al riutilizzo e alla valorizzazione dell'area, puo' presentare al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare gli esiti del processo di caratterizzazione del sito eseguito nel rispetto delle procedure di cui all'allegato 2 del presente Titolo, allegando i risultati dell'analisi di rischio sito specifica e dell'applicazione a scala pilota, in campo, delle tecnologie di bonifica ritenute idonee. " La novità é che la caratterizzazione del sito, pur dovendo rispettare le norme tecniche dell'allegato specifico citato, non passa più dal confronto in conferenza dei servizi ma viene predisposto direttamente dal soggetto inquinatore o comunque da chi é interessato a bonificare l'area per riutilizzarla per investimenti. Quello che invece resta alla approvazione della istituzione pubblica, anche nella versione del comma 4-ter introdotta ora dal Decreto Legge 76/2020, é la analisi di rischio (analisi sito specifica degli effetti sulla salute umana derivanti dall'esposizione prolungata all'azione delle sostanze presenti nelle matrici ambientali contaminate, condotta con i criteri indicati nell'Allegato 1 alla parte quarta del presente decreto;) approvata dal Ministero dell'Ambiente nel caso di superamenti delle concentrazioni dei contaminanti superiori a valori di concentrazione soglia di rischio (CSR)

Certificazione avvenuta bonifica
L'articolo 53 del Decreto Legge 76/2020 introduce il comma 4-quater all'articolo 252 del DLgs 152/2006 prevedendo che La certificazione di avvenuta bonifica di cui all'articolo 248 (2. Il completamento degli interventi di bonifica, di messa in sicurezza permanente e di messa in sicurezza operativa, nonchè la conformità degli stessi al progetto approvato sono accertati dalla provincia mediante apposita certificazione sulla base di una relazione tecnica predisposta dall'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente territorialmente competente.) può essere rilasciata anche per la sola matrice suolo a condizione che risulti accertata l'assenza di interferenze con la matrice acque sotterranee tali da comportare una cross contamination e non vi siano rischi per la salute dei lavoratori e degli altri fruitori dell'area. La previsione di cui al primo periodo è applicabile anche per l'adozione da parte dell'autorità competente del provvedimento di conclusione del procedimento qualora la contaminazione rilevata nella matrice suolo risulti inferiore ai valori di CSC oppure, se superiore, risulti comunque inferiore ai valori di CSR determinate a seguito dell'analisi di rischio sanitario e ambientale sito specifica approvata dall'autorità competente.
TESTO DECRETO LEGGE 76/2020: QUI



Cessazione della qualifica di rifiuto della gomma vulcanizzata derivante da pneumatici fuori uso (Normativa Nazionale)

Secondo l'articolo 184-ter del DLgs 152/2006 "1. Un rifiuto cessa di essere tale, quando é stato sottoposto a un'operazione di recupero, incluso il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo, e soddisfi i criteri specifici, da adottare nel rispetto delle seguenti condizioni:
a)la sostanza o l'oggetto sono destinati a essere utilizzati per scopi specifici;
b) esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od oggetto;
c) la sostanza o l'oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti;
d) l'utilizzo della sostanza o dell'oggetto non porterà a impatti complessivi negativi sull'ambiente o sulla salute umana".
I criteri di cui sopra sono adottati in conformità a quanto stabilito dalla disciplina comunitaria ovvero, in mancanza di criteri comunitari, caso per caso per specifiche tipologie di rifiuto attraverso uno o più decreti del Ministro dell'ambiente. Il Decreto Ministero Ambiente 31 marzo 2020 n° 78 stabilisce i criteri specifici nel rispetto dei quali la gomma vulcanizzata derivante da pneumatici fuori uso cessa di essere qualificata come rifiuto ai sensi e per gli effetti dell'articolo 184-ter del decreto legislativo 3 aprile 2006 n° 152.
TESTO DECRETO 78/2020: QUI



Accordo su riciclaggio navi (Normativa Nazionale)

Il Regolamento (UE) n. 1257/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 novembre 2013, disciplina il riciclaggio delle navi. Il Decreto dirigenziale 27 maggio 2019 disciplina le istruzioni operative per la vigilanza, le visite ed il rilascio dei certificati alla nave nonchè per le autorizzazioni all'organismo riconosciuto. Il Decreto Ministero Infrastrutture 23 giugno 2020 definisce con Rina Services S.p.a. Un accordo per delegare compiti di certificazione statutaria per le navi registrate in Italia e che rientrano nella applicazione del Regolamento 157/2013.
TESTO DECRETO 23/6/2020: QUI




Requisiti di verifica del contenuto di riciclato e/o recuperato e/o sottoprodotto, presente nei prodotti (Documentazione Nazionale)

Circolare UNI che definisce la modalità di verifica effettuata da parte di un organismo di certificazione del contenuto di materiale riciclato e/o recuperato e/o sottoprodotto dichiarato da un'organizzazione per un proprio prodotto, indipendentemente dalla sua tipologia, immesso sul mercato nazionale.
PER SCARICARE LA CIRCOLARE: QUI



Contributo per vigilanza e controlli in materia di gestione rifiuti (Normativa Nazionale)

Il comma 6 articolo 206 del DLgs 152/2006 prevede che per coprire i costi della attività (Comma 1 articolo 206 DLgs 152/2006: "1. Al fine di garantire l'attuazione delle norme di cui alla parte quarta del presente decreto con particolare riferimento alla prevenzione della produzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti ed all'efficacia, all'efficienza ed all'economicità della gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, nonchè alla tutela della salute pubblica e dell'ambiente, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare svolge, in particolare, le seguenti funzioni : a) vigila sulla gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio; b) provvede all'elaborazione ed all'aggiornamento permanente di criteri e specifici obiettivi d'azione, nonchè alla definizione ed all'aggiornamento permanente di un quadro di riferimento sulla prevenzione e sulla gestione dei rifiuti, anche attraverso l'elaborazione di linee guida sulle modalità di gestione dei rifiuti per migliorarne efficacia, efficienza e qualità, per promuovere la diffusione delle buone pratiche e delle migliori tecniche disponibili per la prevenzione, le raccolte differenziate, il riciclo e lo smaltimento dei rifiuti; c) predispone il Programma generale di prevenzione di cui all' articolo 225 qualora il Consorzio nazionale imballaggi non provveda nei termini previsti; d) verifica l'attuazione del Programma generale di cui all' articolo 225 ed il raggiungimento degli obiettivi di recupero e di riciclaggio; e) verifica i costi di gestione dei rifiuti, delle diverse componenti dei costi medesimi e delle modalità di gestione ed effettua analisi comparative tra i diversi ambiti di gestione, evidenziando eventuali anomalie; f) verifica livelli di qualità dei servizi erogati; g) predispone, un rapporto annuale sulla gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio e ne cura la trasmissione al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. g-bis) elabora i parametri per l'individuazione dei costi standard, comunque nel rispetto del procedimento di determinazione di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 26 novembre 2010, n. 216, e la definizione di un sistema tariffario equo e trasparente basato sul principio dell'ordinamento dell'Unione europea "chi inquina paga" e sulla copertura integrale dei costi efficienti di esercizio e di investimento ; g-ter) elabora uno o piu' schemi tipo di contratto di servizio di cui all'articolo 203 ; g-quater) verifica il rispetto dei termini di cui all'articolo 204, segnalando le inadempienze al Presidente del Consiglio dei ministri ; g-quinquies) verifica il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dall'Unione europea in materia di rifiuti e accerta il rispetto della responsabilità estesa del produttore da parte dei produttori e degli importatori di beni ." ) di vigilanza ma anche prevenzione del Ministero dell'Ambiente, forniscono un contributo:
- Consorzio Nazionale Imballaggi oppure consorzi collettivi dei produttori, oppure i consorzi per singolo materiale
- Consorzi nazionali di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti
- Consorzio nazionale per il riciclaggio di rifiuti di beni in polietilene
- Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati
- Consorzi dei produttori importatori di pneumatici
- Consorzi e soggetti associativi per la gestione dei rifiuti elettronici, pile accumulatori
Il Decreto Ministeriale 27 maggio 2020 determina l'ammontare complessivo del contributo dovuto per l'anno 2017 ai sensi dell'art. 206-bis, comma 6, del decreto legislativo n. 152 del 2006 sopra analizzato e la ripartizione dello stesso tra i soggetti obbligati.
TESTO DECRETO 27/5/2020: QUI




Aumento quantitativi rifiuti per deposito temporaneo ABROGAZIONE (Normativa Nazionale)

Il deposito temporaneo é definito dalla lettera bb) articolo 183 DLgs 152/2006 (https://www.altalex.com/documents/news/2014/11/19/codice-dell-ambiente-parte-iv-rifiuti-e-bonifica-dei-siti-inquinati#parte4) ed é una modalità gestionale dei rifiuti. In particolare, secondo il comma17 articolo 208 DLgs 152/2006 il deposito temporaneo non richiede l'autorizzazione ordinaria ma solo l'obbligo di tenuta dei registri di carico scarico e il divieto di miscelazione rifiuti pericolosi. Proprio per questa facilitazione procedurale il deposito temporaneo deve rispettare in modo puntuale le condizioni per essere defiito tale stabilite dai punti da 1 a 5 della Lgs 152/2006.
L'articolo 113-bis della legge 27/2020 (conversione Decreto Legge 18/2020) aveva modificato una delle condizioni fondamentali del deposito temporaneo e cioé la quantità dei rifiuti depositabili contemporaneamente e la durata di questo deposito in quelle quantità. In particolare, nella attuale versione della lettera bb) articolo 183 DLgs 152/2006 le quantità massime sono 30 metri cubi di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi, il tutto per non oltre 1 anno. Il nuovo articolo 113-bis prevede invece di raddoppiare questi quantitativi e soprattutto di permettere il deposito temporaneo per 18 mesi. Il tutto senza però modificare il vigente punto 2 lettera bb) articolo 183 DLgs 152/2006 che resta quindi in vigore in palese contrasto con la nuova interpretazione data dall'articolo 113-bis! L'interpretazione potrebbe essere che l'articolo113-bis trattando la stessa disciplina abroga tacitamente la versione precedente del punto 2 lettera bb) come previsto dall'articolo 15 delle preleggi Codice Civile.
L'articolo 228-bis della legge 77/2020 abroga il suddetto articolo 113-bis.
TESTO LEGGE 77/2020: QUI




Disposizioni per lo smaltimento di mascherine e guanti da emergenza COVID-19 (Normativa Nazionale)

L'articolo 229-bis della legge 77/2020 per fare fronte all'aumento dei rifiuti derivanti dall'utilizzo diffuso di mascherine e guanti monouso da parte della collettività, ai sensi dell'articolo 15 (Disposizioni straordinarie per la produzione di mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale - https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/04/29/20A02357/sg ) del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, con una o più linee guida del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentiti l'Istituto superiore di sanità e l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale per quanto di competenza, sono individuate misure da applicare durante il periodo dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 e comunque non oltre il 31 dicembre 2020, volte a definire:
a) specifiche modalità di raccolta dei dispositivi di protezione individuale usati presso gli esercizi della grande distribuzione, le pubbliche amministrazioni e le grandi utenze del settore terziario;
b) specifiche modalità di raccolta dei dispositivi di protezione individuale utilizzati dagli operatori per le attività economiche produttive mediante installazione di box dedicati presso i propri impianti.
Viene istituito apposito fondo per l'attuazione di un programma sperimentale per la prevenzione, il riuso e il riciclo dei dispositivi di protezione individuale. Viene introdotto all'articolo 15 della legge 28/2020 (Vedi nota 41) il seguente comma: "al fine di favorire la sostenibilità ambientale e ridurre l'inquinamento causato dalla diffusione di dispositivi di protezione individuale monouso, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentito il Ministro della salute, definisce con proprio decreto i criteri ambientali minimi, ai sensi dell'articolo 34 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (https://www.altalex.com/documents/codici-altalex/2016/04/20/codice-degli-appalti), relativi alle mascherine filtranti e, ove possibile, ai dispositivi di protezione individuale e ai dispositivi medici, allo scopo di promuovere, conformemente ai parametri di sicurezza dei lavoratori e di tutela della salute definiti dalle disposizioni normative vigenti, una filiera di prodotti riutilizzabili più volte e confezionati, per quanto possibile, con materiali idonei al riciclo o biodegradabili." Infine In caso di abbandono di mascherine e guanti monouso si applica la sanzione amministrativa pecuniaria di cui all'articolo 255, comma 1-bis, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 che recita: "Chiunque viola il divieto di cui all'articolo 232-ter é punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro trenta a euro centocinquanta. Se l'abbandono riguarda i rifiuti di prodotti da fumo di cui all'articolo 232-bis, la sanzione amministrativa é aumentata fino al doppio".
TESTO LEGGE 77/2020: QUI



RISCHIO INCIDENTE RILEVANTE


Continuità dei servizi erogati dagli operatori di infrastrutture critiche (Normativa Nazionale)

L'articolo 211-bis legge 77/2020 gli operatori di infrastrutture critiche, al fine di assicurare la continuità del servizio di interesse pubblico erogato e il funzionamento in sicurezza delle infrastrutture stesse, adottano o aggiornano i propri piani di sicurezza con disposizioni recanti misure di gestione delle crisi derivanti da emergenze di natura sanitaria emanate dalle autorità competenti. L'aggiornamento dei piani di sicurezza é redatto d'intesa con i rappresentanti delle amministrazioni di cui all'articolo 11, comma 3, del decreto legislativo 11 aprile 2011, n.61, e recepisce il contenuto di eventuali direttive emanate ai sensi dell'articolo 14 dello stesso decreto legislativo (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2011/05/04/011G0101/sg).
TESTO LEGGE 77/2020: QUI


SOSTANZE PERICOLOSE


Imbarco e trasporto marittimo e per il nulla osta allo sbarco e al reimbarco su altre navi (transhipment) delle merci pericolose (Normativa Nazionale)

Il Decreto del Ministero Infrastrutture 23 giugno 2020 modifica il Decreto n. 303 del 7 aprile 2014 (https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2014-05-07&atto.codiceRedazionale=14A03389&elenco30giorni=true), recante: «Procedure per il rilascio dell'autorizzazione all'imbarco e trasporto marittimo e per il nulla osta allo sbarco e al reimbarco su altre navi (transhipment) delle merci pericolose. In particolare, viene introdotta la possibilità per tutte le tipologie di unità la possibilità di presentare ulteriori istanze, successive alla prima, finalizzate ad ottenere l'autorizzazione all'imbarco e trasporto delle merci pericolose in colli di ulteriori carichi riferiti alla medesima nave.
TESTO DECRETO 23/6/2020: QUI



Esportazione e importazione di sostanze chimiche pericolose (Normativa Comunitaria)

Il Regolamento (UE) 2020/1068 del 15 maggio 2020 modifica gli allegati I e V del regolamento (UE) n. 649/2012 (https://eur-lex.europa.eu/legal-content/it/TXT/PDF/?uri=CELEX:32012R0649&from=EN) del Parlamento europeo e del Consiglio sull'esportazione e importazione di sostanze chimiche pericolose.
TESTO REGOLAMENTO 2020/1068: QUI


SUOLO - DIFESA IDROGEOLOGICA


Programma straordinario di manutenzione del territorio forestale e montano (Normativa Nazionale)

L'articolo 63 comma 1 del Decreto Legge 76/2020 Al fine del miglioramento della funzionalità delle aree forestali ubicate nelle aree montane ed interne, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, adotta con proprio decreto, entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto (dal 17 luglio 2020), un programma straordinario di manutenzione del territorio forestale e montano, in coerenza con gli obiettivi dello sviluppo sostenibile fissati dall'ONU per il 2030 e del Green new deal europeo. L'articolo 63 comma 2 Decreto Legge 76/2020 prevede che nell'ambito del Parco progetti degli interventi irrigui del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, il Ministro, con proprio decreto, approva un Piano straordinario di interventi prioritariamente esecutivi, di manutenzione, anche ordinaria, dei canali irrigui primari e secondari, di adeguamento funzionale delle opere di difesa idraulica, di interventi di consolidamento delle sponde dei canali o il ripristino dei bordi danneggiati dalle frane, di opere per la laminazione delle piene e regimazione del reticolo idraulico irriguo e individua gli Enti attuatori.
L'articolo 63 comma 4 Decreto Legge 76/2020 prevede che le risorse, necessarie alla realizzazione e alla manutenzione di opere infrastrutturali anche irrigue e di bonifica idraulica, nella disponibilità di Enti irrigui con personalità di diritto pubblico o che svolgono attività di pubblico interesse, anche riconosciuti con le modalità di cui all'articolo 863 del codice civile, non possono essere sottoposte ad esecuzione forzata da parte dei terzi creditori di tali Enti nei limiti degli importi gravati dal vincolo di destinazione alle singole infrastrutture pubbliche. A tal fine l'organo amministrativo degli Enti di cui al primo periodo, con deliberazione adottata per ogni semestre, quantifica preventivamente le somme oggetto del vincolo. E' nullo ogni pignoramento eseguito in violazione del vincolo di destinazione e la nullità è rilevabile anche d'ufficio dal giudice. La impignorabilità di cui al presente comma viene meno e non è opponibile ai creditori procedenti qualora, dopo la adozione da parte dell'organo amministrativo della deliberazione semestrale di preventiva quantificazione delle somme oggetto del vincolo, siano operati pagamenti o emessi mandati per titoli di spesa diversi da quelli vincolati, senza seguire l'ordine cronologico delle fatture così come pervenute per il pagamento o, se non é prescritta fattura, delle deliberazioni di impegno da parte dell'Ente stesso.
TESTO DECRETO LEGGE 76/2020: QUI




Misure di semplificazione in materia di interventi contro il dissesto idrogeologico (Normativa Nazionale)

Secondo l'articolo 10 comma 6 legge 116/2014 (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2014/08/20/14A06580/sg) Le autorizzazioni alla realizzazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico individuati negli accordi di programma sottoscritti tra il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e le regioni, tutti i visti, i pareri, le autorizzazioni, i nulla osta e ogni altro provvedimento abilitativo necessario per l'esecuzione dell'intervento, comporta dichiarazione di pubblica utilità e costituisce, ove occorra, variante agli strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale, fatti salvi i pareri e gli atti di assenso comunque denominati, di competenza del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo previsti dal codice dei beni culturali e del paesaggio. Questi ultimi devono essere rilasciati entro il termine di trenta giorni dalla richiesta, decorso inutilmente il quale l'autorità procedente provvede comunque alla conclusione del procedimento, limitatamente agli interventi individuati negli accordi di programma Ministero Regioni.
L'articolo 54 del Decreto Legge 76/2020 aggiunge al suddetto comma 6 articolo 10 legge 116/2014 il seguente periodo: "L'autorità procedente, qualora lo ritenga necessario, procede a convocare la conferenza di servizi di cui all'articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n. 241. Il termine massimo per il rilascio dei pareri in sede di conferenza dei servizi é di trenta giorni."
Il comma 2 articolo 54 del Decreto Legge 76/2020 prevede che ai fini della predisposizione del Piano di interventi per la mitigazione del dissesto idrogeologico, a valere sulle risorse di bilancio del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, gli elenchi degli interventi da ammettere a finanziamento sono definiti, fino al 31 dicembre 2020, per liste regionali e mediante apposite Conferenze di servizi da svolgere on line, sulla base dei fabbisogni e delle proposte delle regioni interessate e delle province autonome, con il contributo e la partecipazione dei commissari per l'emergenza, dei commissari straordinari per il dissesto e delle autorità di bacino distrettuale. Per essere ammessi al finanziamento tutti gli interventi sono dotati del codice unico di progetto di cui all'articolo 11 della legge 16 gennaio 2003, n. 3 (https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2003-01-16;3!vig=) e monitorati ai sensi del decreto legislativo 29 dicembre 2011 n. 229 (http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Selezione_normativa/D-Lgs-/Dlgs-29-12-2011-229.pdf).
Il comma 3 articolo 54 del Decreto Legge 76/2020 modifica l'articolo 68 del DLgs 152/2006 prevedendo che nelle more della adozione dei piani stralcio per la tutela dal rischio idrogeologico e le misure di prevenzione per le aree rischio (articolo 67 DLgs 152/2006 - "1. Nelle more dell'approvazione dei piani di bacino, le Autorità di bacino adottano, ai sensi dell'articolo 5, comma 8, piani stralcio di distretto per l'assetto idrogeologico (PAI), che contengano in particolare l'individuazione delle aree a rischio idrogeologico, la perimetrazione delle aree da sottoporre a misure di salvaguardia e la determinazione delle misure medesime.") le modifiche della perimetrazione e/o classificazione delle aree a pericolosità e rischio dei piani stralcio relativi all'assetto idrogeologico emanati dalle soppresse Autorità di bacino di cui alla legge 18 maggio 1989, n.183 (legge difesa suolo), derivanti dalla realizzazione di interventi per la mitigazione del rischio, dal verificarsi di nuovi eventi di dissesto idrogeologico o da approfondimenti puntuali del quadro conoscitivo, sono approvate con proprio atto dall'Autorità di bacino distrettuale, d'intesa con la Regione territorialmente competente e previo parere della Conferenza Operativa. Le modifiche di cui al presente comma costituiscono parte integrante degli aggiornamenti dei Piani stralcio sopra citati. Gli aggiornamenti di piano di cui al comma 4-bis sono effettuati nel rispetto delle procedure di partecipazione previste dalle norme tecniche di attuazione dei piani di bacino vigenti nel territorio distrettuale e, comunque, garantendo adeguate forme di consultazione e osservazione sulle proposte di modifica. Nelle more dell'espletamento delle procedure di aggiornamento, l'Autorità di bacino distrettuale può adottare, sulla base del parere della Conferenza Operativa, misure di salvaguardia che sono immediatamente vincolanti e restano in vigore sino all'approvazione dell'aggiornamento del piano stralcio.
TESTO DECRETO LEGGE 76/2020: QUI



Mutui sostegno Consorzi di bonifica ed enti irrigui (Normativa Nazionale)

L'articolo 225 del Decreto Legge 76/2020 prevede che al fine di fronteggiare la situazione di crisi di liquidità derivante dalla sospensione dei pagamenti dei contributi di bonifica disposta dall'articolo 62 del decreto-legge 17 marzo 2020, n.18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n.27 (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/04/29/20A02357/sg), aggravata dalla difficoltà di riscossione del contributo dovuto dalle aziende agricole per il servizio di irrigazione, la Cassa depositi e p ), aggravata dalla difficoltà di riscossione del contributo dovuto dalle aziende agricole per il servizio di irrigazione, la Cassa depositi e prestiti o altri istituti finanziari abilitati possono erogare mutui ai consorzi di bonifica per lo svolgimento dei compiti istituzionali loro attribuiti, con esclusione della possibilità di assunzioni di personale anche in presenza di carenza di organico.
TESTO DECRETO LEGGE 76/2020: QUI



VAS - VIA


Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale - VIA e VAS (Normativa Nazionale)

L'articolo 228 della Legge 77/2020 modifica l'articolo 8 del DLgs 152/2006 abrogando il Comitato Tecnico Istruttorio che era stato istituito a supporto tecnico giuridico della Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale. La Commissione svolge funzione istruttoria di supporto tecnico al Ministero Ambiente (quale autorità competente) nei procedimenti decisionali di VAS e VIA.
TESTO LEGGE 77/2020: QUI



Razionalizzazione delle procedure di valutazione dell'impatto ambientale (Normativa Nazionale)

Con gli articoli 50 e 51 del Decreto Legge 16 luglio 2020, n.76 é stato modificato il testo unico ambientale (DLgs 152/2006 e s.m.i.) in relazione alle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale, in particolare riducendo tutti i termini procedurali ma anche relativi alla consultazione del pubblico.

Riduzione termini per le integrazioni progettuali nella verifica di assoggettabilità a VIA Le integrazioni progettuali eventualmente richieste dalla Autorità Competente alla VIA devono essere presentate entro soli 15 giorni (prima erano 45 giorni dalla richiesta della autorità competente). Ma soprattutto nella versione precedente l'Autorità Competente alla VIA può, per una sola volta, richiedere chiarimenti e integrazioni al proponente, entro trenta giorni dalla scadenza del termine di presentazione delle osservazioni. Nella nuova versione questo riferimento al termine delle osservazioni non c'é più . Quindi la richiesta di integrazioni é una questione che si svolge (in tempi brevissimi peraltro) tra la sola autorità competente ed il committente dell'opera, il pubblico con le sue osservazioni non può più chiedere le integrazioni. Infatti il nuovo comma 3 dell'articolo 19 recita: "Contestualmente alla ricezione della documentazione, ove ritenuta completa, ovvero delle integrazioni richieste ai sensi del comma 2, l'autorità competente provvede a pubblicare lo studio preliminare nel proprio sito internet istituzionale..." e il nuovo comma 4 recita: "Entro trenta giorni dalla comunicazione di cui al comma 3 e dall'avvenuta pubblicazione sul sito internet della relativa documentazione, chiunque abbia interesse può presentare le proprie osservazioni all'autorità competente in merito allo studio preliminare ambientale e alla documentazione allegata".

Riduzione dei termini per la presentazione delle osservazioni del pubblico nella verifica di assoggettabilità a VIA Si conferma il termine di 45 giorni, dalla scadenza del termine per la presentazione delle osservazioni del pubblico, per la pronuncia sulla verifica di assoggettabilità . Cambia il termine massimo di proroga del suddetto termine di 45 giorni. Nella nuova versione diventa di 20 giorni invece che di 30.

Esercizio del potere sostitutivo in caso di mancato rispetto della conclusioni dei termini nella procedura di verifica di assoggettabilità a VIA Il nuovo comma 11 articolo 19 (secondo capoverso) afferma che: "In caso di inerzia nella conclusione del procedimento, il titolare del potere sostitutivo, nominato ai sensi dell'articolo 2 della legge 7 agosto 1990 n. 241, acquisito, qualora la competente Commissione di cui all'articolo 8 non si sia pronunciata, il parere dell'ISPRA entro il termine di trenta giorni, provvede al rilascio del provvedimento entro i successivi trenta giorni." Il nuovo comma 11 dell'articolo 19 integra quanto previsto dalla legge 241/1990 che prevedeva che il titolare del potere sostitutivo decida direttamente (previa Parere Ispra organo tecnico del Ministero dell'Ambiente) entro 30 giorni dalla scadenza del termini del procedimento previsti dalla legge. Invece nella legge 241/1990 (articolo 2 citato dal nuovo comma 11 articolo 19) prevede che "il privato può rivolgersi al responsabile di cui al comma 9-bis perchè, entro un termine pari alla metà di quello originariamente previsto, concluda il procedimento attraverso le strutture competenti o con la nomina di un commissario". Quindi decide il titolare del potere sostitutivo e non le strutture compenti in materia di VIA o al massimo un Commissario che essendo nominato ad hoc si presuppone abbia le competenze.

La riduzione dei termini per verifica i contenuti del progetto da sottoporre a VIA ordinaria Il nuovo articolo 20 disciplina come il precedente una fase in cui come dice il nuovo testo dell'articolo 20 il proponente presenta un elaborato del progetto al fine di definire, nel confronto con l'Autorità Competente di VIA, tutti gli elementi progettuali per svolgere nel modo più efficace il procedimento di VIA ordinario. Si tratta di una fase che se ben gestita può accelerare la conclusione del procedimento di VIA per l'ovvia ragione che concordando il testo del progetto ai fini della successiva stesura dello Studio di Impatto Ambientale (SIA) più difficilmente si potranno produrre contestazioni in sede di procedimento formale e quindi con il rischio di allungare i termini per raggiungere il provvedimento di VIA. Comunque il nuovo articolo 20 non prevede più, a differenza della versione precedente, i 30 giorni di tempo entro i quali, sulla base della documentazione trasmessa dal proponente, l'autorità competente trasmette al proponente il proprio parere sugli elementi progettuali necessari allo svolgimento del procedimento di VIA ordinario.

La riduzione dei termini nella fase preliminare per definire i contenuti dello Studio di Impatto Ambientale (SIA) da presentare in sede di VIA ordinaria Le modifiche all'articolo 21 intervengono su alcuni aspetti della c.d. fase preliminare, la fase in cui il committente del progetto si confronta con l'Autorità Competente per definire i contenuti del SIA. Si tratta di una fase precedente al procedimento ordinaria di VIA, una fase anche questa, se ben utilizzata, utilissima per anticipare e rimuovere preventivamente conflitti e contrasti che possono, una volta avviato il procedimento, allungare i termini di conclusione. La riforma riduce a 45 giorni i termini entro i quali l'Autorità Competente deve fornire il parere sui contenuti del SIA da predisporre da parte del committente dell'opera.

Riduzione termini per verifica la completezza della documentazione per l'avvio della VIA ordinaria Si riducono a 10 giorni, invece di 15, i giorni entro i quali l'Autorità Competente (ex articolo 23) verifica la completezza della documentazione presentata da parte del Committente del progetto in sede di Istanza di avvio del procedimento di VIA ordinario.

Riduzione termini controdeduzioni del proponente alle osservazioni del pubblico Il nuovo comma 3 articolo 24 riduce a 15 giorni invece dei 30 attuali il termine entro il quale il proponente del progetto ha facoltà di presentare all'autorità competente le proprie controdeduzioni alle osservazioni e ai pareri pervenuti

Riduzione termini per richiesta e presentazione delle integrazioni progettuali nella VIA ordinaria Vengono inoltre ridotti i termini entro i quali la Autorità Competente può disporre la richiesta di integrazioni alla documentazione presentata dal proponente il progetto.

Riduzione termini per la presentazione delle osservazioni del pubblico nel caso di provvedimento unico in materia ambientale di competenza statale (comprensivo della VIA) Nel caso del procedimento che si conclude con il provvedimento unico in materia ambientale (articolo 27) i termini per presentare le osservazioni da parte del pubblico vengono ridotti da 60 a 30 giorni. Si ricorda che il provvedimento unico in materia ambientale dell'articolo 27 riguarda il caso di procedimenti di VIA di competenza statale dove il proponente può richiedere all'autorità competente che il provvedimento di VIA sia rilasciato nell'ambito di un provvedimento unico comprensivo di ogni autorizzazione, intesa, parere, concerto, nulla osta, o atto di assenso in materia ambientale, richiesto dalla normativa vigente per la realizzazione e l'esercizio del progetto. Anche per questa proceduta vengono drasticamente ridotti i termini per chiedere le integrazioni da parte della Autorità Competente e quelli per presentarle da parte del proponente il progetto. Inoltre per la conclusione del procedimento che porta al provvedimento unico in materia ambientale viene ridotto a 30 giorni (prima erano 60) il termine, a partire dalla conclusione delle consultazioni, entro il quale l'Autorità Competente propone al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare l'adozione del provvedimento di VIA. L'eventuale prolungamento della istruttoria di valutazione non può essere superiore a 15 giorni (prima erano 30)

Peraltro occorre ricordare che già nella attuale versione del DLgs 152/2006 l'ultimo periodo del comma 2 articolo 25 (versione non modificata dal nuovo Decreto Legge semplificazioni) prevede che: "In caso di inutile decorso del termine per l'adozione del provvedimento di VIA da parte del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ovvero per l'espressione del concerto da parte del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, su istanza del proponente o dei Ministri interessati, l'adozione del provvedimento é rimessa alla deliberazione del Consiglio dei ministri che si esprime entro i successivi trenta giorni." Il nuovo decreto semplificazioni si limita a rinviare, nel caso del provvedimento unico in materia ambientale, a quanto già previsto appunto dall'articolo 25 appena citato con in più la previsione di sospensione della Conferenza dei Servizi nel caso appunto di rinvio al Consiglio dei Ministri.

Riduzione dei termini per la presentazione delle osservazioni del pubblico nel provvedimento autorizzatorio unico regionale (PAUR) comprensivo della VIA Nel caso di Provvedimento autorizzatorio unico regionale (PAUR) il termine per le osservazioni del pubblico é ridotto a 45 giorni (rispetto agli attuali 60) . Si ricorda che il PAUR é diventata con l'introduzione dell'articolo 27-bis la modalità obbligatoria per lo svolgimento della VIA regionale quando il progetto, come accade quasi sempre, deve anche avere una autorizzazione ambientale (AIA, AUA, AU).

Semplificazioni in materia di via per interventi di incremento della sicurezza di infrastrutture stradali, autostradali, ferroviarie e idriche e di attuazione degli interventi infrastrutturali
1. Fase di valutazione per l'applicazione della verifica o della VIA ordinaria
L'articolo 51 del Decreto Legge rinvia a uno o più DPCM (Decreti Presidenza del Consiglio dei Ministri) l'individuazione degli interventi urgenti finalizzati al potenziamento o all'adeguamento della sicurezza delle infrastrutture stradali, autostradali, ferroviarie e idriche esistenti che rientrano nelle categorie di opere o progetti sottoponibili a verifica di assoggettabilità o a VIA ordinaria di competenza statale. Per questi interventi é prevista una procedura preliminare super accelerata secondo la quale il proponente presenta gli elementi informativi dell'intervento e del sito interessato al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dandone contestuale comunicazione al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che nei successivi dieci giorni trasmette le proprie osservazioni al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Entro 30 giorni dal ricevimento di detti elementi il Ministero dell'Ambiente decide se sono sottoponibile a verifica di assoggettabilità , a VIA ordinaria o a nessuna delle due procedure. Peraltro era già prevista una norma generale di questo tipo dal comma 9 articolo 6 del DLgs 152/2006.
2. Durata efficacia provvedimento di VIA per interventi infrastrutturali
Inoltre sempre detto articolo 51 del Decreto Legge prevede che per la realizzazione o la modifica di infrastrutture stradali, autostradali, ferroviarie e idriche esistenti che ricadono nelle categorie progettuali sottoponibili a verifica di assoggettabilità o a VIA ordinaria la durata di efficacia del provvedimento conclusivo del procedimento può arrivare fino a 10 anni minimi. Attualmente il limite temporale minimo della durata di efficacia del provvedimento che conclude il procedimento di VIA é di 5 anni.
TESTO DECRETO LEGGE 76/2020: QUI